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Ritorna "Segni d'infanzia " a Mantova con tante novità, il report di Mario Bianchi
DAL 26 OTTOBRE AL 2 NOVEMBRE

Dal 26  Ottobre al 2 Novembre, a Mantova, si è rinnovato il dolce e fortunato incontro con il Festival “ Segni d'Infanzia”, giunto alla sua undicesima edizione, con un'importante novità, il cambiamento del titolo. Infatti da quest'anno la manifestazione, diretta da Cristina Cazzola, si denomineràSEGNI New Generations Festival, ampliando in questo modo le sue occasioni di spettacolo e di confronto ad un pubblico più vasto e composito. ” SEGNI New Generations Festival” è un appuntamento unico in Italia, un evento internazionale d’arte e teatro rivolto a bambini e giovani dai 18 mesi ai 18 anni. La manifestazione mantovana è dedicata al mondo delle scuole, delle famiglie e a tutti coloro che amano il teatro, la ricerca e i linguaggi delle arti, coinvolgendo spettatori a livello transgenerazionale, e internazionale, attraverso artisti provenienti da vari paesi del mondo, che si sono esibiti in spettacoli, laboratori, percorsi d’arte, performances multidisciplinari in cui musica, pittura, teatro, scultura, danza si sono mescolati in una continua contaminazione tra le arti e in linguaggi non verbali, accessibili a spettatori di ogni età e provenienza. Oltre 400 sono stati gli eventi, spalmati in 8 giorni nei luoghi più belli della città di Mantova, capitale europea della Cultura che si sono trasformati per l’occasione in spazi teatrali tutti da scoprire.

Quest'anno l'animale simbolo del Festival è stato il lupo “ protagonista di fiabe e leggende, di proverbi e modi di dire, in molte civiltà appare come genitore, fondatore, iniziatore, detentore della conoscenza. Simbolo di forza e lealtà, rappresenta lo spirito socievole e amichevole. Il lupo si occupa con estrema cura dei propri piccoli, del compagno e del gruppo. Costruisce la sua tana in luoghi sicuri e segreti – tanto che scovarne una è davvero raro – e se fiuta del pericolo, sposta la prole in un nuovo rifugio afferrandoli con la bocca. Per questa ragione augurare a qualcuno di trovarsi tra le fauci di un lupo è un modo per auspicargli di essere protetto e guidato dallo spirito forte di questo meraviglioso animale “. Significativo che il lupo del manifesto che ha riempito tutte le strade di Mantova, disegnato nelle edizioni precedenti da diversi illustri artisti, da Altan a Bergonzoni, quest'anno sia stato creato dal grande Dario Fo, il Premio Nobel, che purtroppo da poco ci ha lasciati.

Oltre a spettacoli, “SEGNI New Generations Festival” ha ospitato incontri tra operatori nazionali ed internazionali, laboratori, concorsi dedicati ai bambini, percorsi didattici, resoconti critici.

Molte le creazioni proposte, come si diceva, dedicate a tutte le età, parecchi dei quali da noi recensiti e amati, ma proposti per la prima volta al pubblico bambino di Mantova, da “Il paese senza parole” di Rosso Teatro, recente vincitore di in- box verde, al coraggioso “Siamo uomini o caporali” di Eccentrici Dadaro' e Fratelli Caproni, alle due creazioni de La Luna nel Letto” Cinema Paradiso” e “ Semino” sino a “André e Dorine”, ribattezzato qui in “ Il giardino delle magie” di Luigi D'Elia che ha portato nella città lombarda anche il suo capolavoro” La grande foresta”. Diversi anche gli spettacoli stranieri tra i quali abbiamo visto” Le petit cirque”l' installazione simile a un circo del musicista elettroacustico Laurent Bigot e “ Kanikuly” il, per molti versi, poco originale spettacolo di clownerie della Compagnia francese Le Bateau de Papier, interpretato anche da clowns russi.

La nostra attenzione si è soffermata soprattutto su quattro spettacoli per noi ancora inediti : “ Piccoli eroi” la nuova creazione della compagnia genovese “ Teatro del Piccione”, “ Senza Sponda” del Teatro dell'Archivolto con Giorgio Scaramuzzino, “ Un eroe sul sofà “ della giovane compagnia Madame Rebinè e “ La rana, in fondo al pozzo crede che il cielo sia rotondo” di Velo Theatre.


E se Goran, Pedro, Giuseppe, Erlind, Mohamed, Kamau, insieme al loro fratellino più piccolo, Pollicino, dopo aver lasciato la casa dei propri genitori, a causa della lunga carestia che affliggeva quei luoghi, si fossero sparsi per il mondo, dividendosi, alla ricerca di un futuro migliore?Goran, Pedro, Giuseppe, Erlind, Mohamed, Kamau, Pollicino, sette fratelli in giro per il mondo, in cerca di un luogo che li possa ospitare, come i sette piccoli spettatori che vengono scelti per vivere da vicino “ Piccoli eroi”, lo spettacolo del Teatro del Piccione.

E' una vecchia signora quella che benevolmente li accoglie in una piccola casa, ricostruita sul palco,una stanza contornata da un bosco, con all'interno un tavolo e sette sedie, mentre il pubblico l' avvolge da tre lati.

Tutti insieme, i 7 piccoli ospiti e gli spettatori ascolteranno in quel luogo tre storie diverse, vivendo tre notti diverse, attraversando tre case abitate da tre personaggi femminili, assai differenti tra loro,che li accompagneranno in un viaggio davvero coinvolgente. Sono tre storie che percorrono la stessa storia in tempi diversi. La prima racconta una storia di povertà e di fuga, la seconda una storia di paura, la terza una di speranza. La povertà e la fuga di chi deve lasciare i propri luoghi, la paura di chi arriva in paesi che poi così ospitali non sono, la speranza di un mondo migliore, dove i propri figli potranno vivere più felicemente. Come nella vita di ognuno di noi, questi sentimenti aiuteranno i nostri piccoli eroi ( personaggi, attori e spettatori ) a crescere, a superare i pericoli, ad affrontare la vita in modo più sereno. Così, come, per altro, sempre, il teatro dovrebbe fare, e questo spettacolo sa fare.

Simona Gambaro, diretta da Antonio Tancredi, qua alla sua più matura prova di attrice, si triplica per costruire uno spettacolo denso di significati e di emozioni, che va al di là di un tema ultimamente frequentato con troppa furba maniera nella sua semplificazione che qui invece trova una giusta, originale e soprattutto condivisa dimensione.


Era logico che anche Giorgio Scaramuzzino del Teatro dell'Archivolto, proseguendo il suo percorso di teatro civile, coniugato nel progetto URGENZE, durante il quale già ci aveva “illustrato” in “ Non voglio andare a scuola” come la scuola dovrebbe essere un diritto di tutti ed invece non lo è, affrontasse le problematiche dell'infanzia, confrontandosi anche con il tema dei migranti, della mancanza per migliaia di bambini e ragazzi di un luogo confortevole per vivere la propria vita. Senza Sponda”, rubando il titolo ad un libro di Marco Aime, docente di antropologia culturale presso l’università di Genova, che, con Alessandra Ballerini, avvocato ed esperta di problematiche sull’immigrazione e sui rifugiati, ha contribuito alla riuscita dello spettacolo, si configura come uno spettacolo importante su questa tematica,costruito, nella sua apparente semplicità, su tre piani diversi che alla fine combaciano perfettamente.

Basandosi su storie vere di migranti e volendo offrire ai giovani spettatori un quadro di ciò che sta accadendo in questo periodo in Europa, Scaramuzzino narra le vicende reali di tre ragazzi, un eritreo, un siriano e un nostro antenato italiano, mescolandole a tre diverse versioni della stessa favola che si narra nei tre paesi, quella del Leone e della Iena. A legare tutto ciò la presenza di un molesto presentatore che, attraverso le risposte di alcuni adolescenti chiamati sul palco, intende tastare la conoscenza del pubblico riguardo alle problematiche intorno ai migranti, sfatandone così i luoghi comuni e le falsità. In questo modo ai giovani spettatori si apre davanti un mondo inaspettato in cui possono entrare a conoscere realmente le cose, comprendendo come le esigenze e le aspettative di un mondo migliore sono e siano state comuni a tutti i ragazzi del mondo, aiutati anche da un muro che giganteggia sulla scena su cui Scaramuzzino disegna con oggetti ed immagini i viaggi reali dei protagonisti delle tre storie.


Curiosamente anche l'incantevole spettacolo francese La rana in fondo al pozzo pensa che il cielo è tondo” di Vélo Théâtre ha come fulcro centrale la casa, non come necessità del vivere ma come momento inscindibile dei nostri ricordi. Protagonista è Il Signor Brin dAvoine ( filo di avena) che all'inizio dello spettacolo, complice un uccellino che gli porta una lettera, narra ai bambini di avere ben 400 case, ebbene sì 400! Ognuna diversa dalle altre e come le famose città di Calvino di diversa consistenza. “Una era così piccola che si poteva tenere in una mano, il tetto volava con un dito e la chiave era un fiammifero. Un’altra casa era così grande che aveva le montagne nelle camere, un transatlantico nel lavandino e la foresta in gabinetto”. Ma ecco che improvvisamente appare la casa natale del Signor Brin d'Avoine, una grande casa, i cui ambienti vengono delimitati con l'aiuto di due buffi maggiordomi e da una bella signora, proprio da fili di avena e da semplici oggetti e mobili. Ecco la cucina, la stanza da letto, i corridoi, lo studio del babbo e così all'improvviso, anche attraverso le voci e i rumori, i ricordi si fanno presenti sul palco. E poi prima coperte da veli bianchi, in ogni locale si svelano piccole meraviglie ottiche che rimandano a case e a mondi immaginari, che gli spettatori potranno osservare anche da vicino E alla fine dello spettacolo i bambini potranno uscire attraverso la casa più importante che li ha ospitati per 9 mesi prima di affacciarsi alla vita.

Charlot Lemoine, Tania Castaing, José Lopez, Fabien Cartalade, con le bellissime installazioni di Philippe Lefebve (Flop), l'universo musicale e la regia tecnica di Fabien Cartalade, il Video di Florent Ginestet e la drammaturgia di Francesca Bettini, che traduce in italiano le parole che costellano questa deliziosa ed originale creazione, ci svelano attraverso la fascinazione delle case che abbiamo abitato da piccoli, in modo suggestivo e poetico, tutte le potenzialità che i ricordi legati alla nostra infanzia posseggono.



Molte volte il teatro ragazzi ha cercato di mescolare con senso la giocoleria, l'acrobatica circense a una drammaturgia coerente, che accompagnasse i piccoli spettatori all'interno di uno spettacolo divertente e significante. Ci ha provato con esiti interessanti anche se ancora da registrare anche la giovane compagnia Madame Rebinè inUn eroe sul sofa'.

Il protagonista dello spettacolo è un povero eroe in disarmo, Cosimo, che un tempo, avendo poteri quasi magici, si faceva chiamare Supercosmo. Un tempo era l’uomo più forte del mondo, volava addirittura, compiendo imprese mozzafiato, salvataggi eroici e corse all’impazzata. Erano anni in cui tutto gli era possibile, dove pareva proprio che fosse invincibile.

Ora quei tempi sono passati, non ci sono più, senza alcun preavviso i suoi poteri, come erano venuti, se ne sono andati: eccolo ora infatti seduto su un sofà a rimuginare sul presente, a tentare goffamente di recuperare doti che non ci sono più, aiutato da una lampada parlante, forse un fantasma, e da un simpaticissimo cane funambolo come amico, che ad un certo punto se ne va, spedendo al nostro Cosimo cartoline da posti lontani.Tutto ciò viene narrato attraverso il teatro, il mimo, l’acrobatica, il rumorismo, il tip tap, la musica e il fumetto da tre bravi attori che sanno cantare, recitare ed usare le diverse tecniche circensi, utilizzate, Andrea Brunetto, Max Pederzoli e Alessio Pollutri .

Se tutto è presentato con garbo e professionalità, non così evidente ci pare ancora, invece, l'assunto dello spettacolo, che solo a tratti vorrebbe e riesce a rappresentare nel protagonista il “ simbolo dell'uomo moderno: della sua insicurezza e del suo isolamento...” facendo dello spettacolo “una riflessione su cosa ci rende potenti, sull'amicizia e sul coraggio di uscire per andare incontro a un mondo meraviglioso che è lì ad aspettarci “. Forse, secondo noi, se tutto quello che avviene sulla scena fosse maggiormente concentrato verso questa direzione e non spesso disperso in mille rivoli e ripetizioni, “ Un eroe sul sofà” potrebbe non solo essere uno spettacolo di coinvolgente evasione ma diventare una divertente e approfondita riflessione anche sul tempo che passa e sulla vecchiaia.

MARIO BIANCHI







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