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recensioni
SEGNI DI INFANZIA A MANTOVA
Un segno importante nel panorama dei festival italiani /Recensioni di Mario Bianchi e Mario Nuzzo

Nel panorama dei festival italiani mancava una manifestazione che mettesse al centro del suo interesse l’atto creativo dell’infanzia e dei suoi protagonisti. Non solo dunque per quanto concerne il teatro ma in generale tutto il vasto mondo delle arti e dell’immaginazione. Un festival dunque non solo per i bambini ma soprattutto dei bambini. Ha posto rimedio a tutto ciò il Teatro All’Improvviso di Mantova, ovviamente da anni penalizzato nei contributi ministeriali, che nella bella città dei Gonzaga ha posto le basi con “Segni di Infanzia” ad un festival che si occupa attraverso spettacoli, laboratori, mostre,parate,avvenimenti specifici del rapporto tra le arti e l’infanzia.
Questa mescolanza di tecniche e stili diversi, quasi un manifesto del festival , è evidentissima nell’Operina per bambini “Le due regine” che lo stesso Teatro All’improvviso , in un ardito quanto accattivante progetto ha commissionato al celebre compositore contemporaneo Azio Corghi. Qui musica,canto,pittura, arti visive convivono al servizio dello stupore e dell’incanto dei bambini. Elaborando in modo originale la famosa Serenata mozartiana “Eine Kleine Nacht musik “,Dario Moretti costruisce una storia che vive di contrasti,tra blu e rosso,tra melodia e ritmo che ovviamente, come accade in ogni fiaba che si rispetti ,viene sanato alla fine per opera dello stesso Mozart,spiritello impertinente e benefico. 5 musicisti e una cantante, un pittore, ovviamente lo stesso Moretti, compiono il prodigio di mescolare i colori dissonanti di Corghi con quelli melodicamente sublimi di Mozart, in un impasto di emozioni che il pubblico degli spettatori più piccoli apprezza e gradisce immergendovisi a capofitto. I bambini che sono accorsi numerosissimi al festival si sono mossi tra le sculture di carta di Josè Antonio Portillo, gli specchi magici e le fotografie misteriose di Anna Bianchi e Benedetta Zecchini, il giardino immaginifico di Benoit Sicat, i laboratori creativi di Daniela Perani, Marco Vincenzi e Vittorio Lervese, Elena Baboni. Danza, Pittura,Teatro,Cinema al servizio dell’infanzia e delle sue necessità di crescita.
Intressante e curiosa tra le altre proposte la mostra “I colori del buio” dove vengono presentati una cinquantina di disegni realizzati, per un concorso alla fine degli anni trenta e fortunosamente ritrovati, da bambini Italiani.Tedeschi e Giapponesi, le cui nazioni stavano in quegli anni appunto instaurando rapporti di amicizia. I disegni miracolosamente mostrano come la fantasia dei bambini possa superare ogni barriera spaziale e temporale ma anche come possa essere facilmente manipolata .Infine esilarante e coinvolgente la parata musicale ed artistica 'Girafes ' effettuata dal gruppo spagnolo 'Xirriquiteula ' che inventa due giraffe e i loro cucciolo che si aggirano per la città creando un corteo festoso e commovente di raro potere di coinvolgimento. Il festival “Segni d’infanzia” nella varietà delle proposte rappresenta un nuovo segno importante di come certo teatro ragazzi italiano possa essere vitale e fondamentale per un nuovo modo di intendere la cultura nel nostro paese.

MARIO BIANCHI


Cappuccetto Rosso è una delle favole più rappresentate nel teatro di tutti i tempi, la sua semplicità, ma anche i diversi piani di lettura che propone, ne hanno fatto un terreno di ricerca per svariati artisti di diverse discipline, sia nel teatro ragazzi, sia in quello più specificatamente per adulti.
Al Festival “Segnali d’infanzia” di Mantova, a riprova di quanto detto, sono state proposte due versioni, quella più teatrale della compagnia belga Traffik Theater , sul quale si concentra la presente recensione, e la coreografia di danza di Catharina Gadelha. La compagnia belga ha scelto di rappresentare la favola, affidandone il racconto ad un attore che la illustra e ad un musicista che ne commenta i passaggi. Cappuccetto Rosso, la nonna ed il lupo vengono rievocati anche grazie all’utilizzo di matryoshke raffiguranti i diversi personaggi e fatte muovere dall’attore. La storia è raccontata in francese ma l’attore per l’occasione ha inserito numerose parole italiane che danno alla storia un ritmo particolare, ottenendo positivi ed esilaranti effetti, tanto da sembrare una versione in una lingua altra ed originale. Il musicista si inserisce in alcune parti del racconto fornendo sia un commento sonoro sia una vera e propria interpretazione dei personaggi; meritevole di attenzione è la scena in cui il lupo mangia la nonna: la ferocia del lupo viene resa con lo stridere acuto delle corde del violoncello sulle quali con altrettanta ferocia si accanisce l’archetto del musicista.
Le parti del lupo vengono interpretate a due voci, riducendo la comprensibilità del testo e smorzando i toni grotteschi e paurosi della favola, la cui atmosfera generale viene d’altra parte rispettata con attenzione. La scenografia è costituita da un vecchio cassettone sulla cui sommità l’attore fa muovere le matryoshke ed un mobile al quale sono appesi coperchi che il musicista percuote in alcuni cambi scena; sparse per terra molte foglie secche rappresentano il bosco che Cappuccetto Rosso attraversa per andare dalla nonna.
Una messa in scena scarna e semplice che trova nell’interpretazione dell’attore belga la sua peculiarità più interessante, esaltata per l’occasione dal naturale fascino della Sala delle Cappuccine di Mantova; uno spettacolo che sicuramente può ottenere migliori riscontri in situazioni in cui il pubblico si trova vicino agli attori.

MARIO NUZZO

E’ sempre interessante vedere una compagnia teatrale che, a partire da una storia semplice, costruisce non solo gli artifici scenici per realizzarla, ma anche un linguaggio per raccontarla. Pap, una contadina, e Rus, un marinaio, si incontrano in un tempo imprecisato ed in un luogo imprecisato: nel corso dello spettacolo si scoprirà che sono state vittime di una guerra che li ha privati di tutto, relegando la loro realtà in una dimensione particolare in cui grazie ad un fantasioso utilizzo della carta tutto diventa possibile. Papirus, carta dunque, ma anche Pap y Rus, la storia dei due protagonisti, il racconto del loro incontro, del loro passato, della guerra, del sentimento e della speranza che li accompagna. Teatro d’attore senza alcuna parola, reso comprensibile e vivace per merito anche di alcuni disegni realizzati nel corso dello spettacolo dai due attori della compagnia Xirriquitela. All’inizio la performance ha un’impostazione comica determinata dall’incontro dei due personaggi che si contendono alcuni pezzi di carta per ripararsi dal freddo della notte. La storia prosegue poi con il racconto dei due personaggi, sviluppandosi in maniera più articolata e riferendone del passato e del dramma della guerra che sono stati costretti ad affrontare. I bambini presenti al Teatreno, per l’occasione pieno, hanno mostrato di gradire sia i passaggi più dinamici e comici, sottolineati da risa e fragore, sia quelli drammatici e complessi, che hanno riscontrato particolare silenzio ed attenzione da parte del pubblico.
La scenografia inizialmente sembra spoglia, abitata solo da due lampioni posti accanto alle quinte di destra e di sinistra, e da un baule trasportato con fatica da Rus all’inizio dello spettacolo; grazie però ad un sagace utilizzo del tappeto che copre il palco e di fili tesi fra un lampione e l’altro, la scenografia si riempie di fiori, animali, finestre, case, alberi ed altri segni, rigorosamente fatti di carta, fino ad arrivare alla sorpresa finale.
Durante il pomeriggio la stessa compagnia ha presentato un’altra gradevole performance, Girafes , parata musicale ed artistica, come da loro viene definita. Si tratta di un’intervento di circa un’ora durante il quale tre attori della compagnia, mascherati da giraffe con l’aiuto di quattro trampoli, passeggiano per la città. Due giraffe “adulte” ed un cucciolo escono dapprima spaventate da un palazzo, in questo caso si trattava del notevole Palazzo della Ragione di Mantova, richiamate da due banditrici che suonano tamburi e lanciano urla.
Dopo i primi passi i tre “animali”, mantenendo sempre l’atteggiamento ieratico delle giraffe, prendono confidenza con il pubblico e si lanciano in azioni di disturbo e coreografie divertenti. La performance ha una durata di circa un’ora, che costituisce un tempo giusto perché non perda il suo connotato di originalità, e non ha età di riferimento in quanto l’interazione avviene sia con adulti sia con bambini. Il percorso è costantemente accompagnato dalla musica delle due banditrice e si conclude con una divertente coreografia finale. .

MARIO NUZZO

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