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QUALI STRATEGIE ?7
L' intervento di Marianna de Leoni e Claudio Rovagna dell' Associazione Specchi Sonori ,Osimo

 Pubblichiamo con piacere l'intervento di Marianna de Leoni e Claudio Rovagna  dell' Associazione Specchi Sonori di Osimo


Per un Teatro non più Povero



Premettendo che intendiamo nel nostro intervento e nelle nostre azioni “ settore Spettacolo dal vivo ” e non Spettacolo/Arte /Cultura, senza paura di sentirci tacciare di corporativismo, rispondendo con convinzione che il settore specifico ha specifiche necessità e modalità non solo di sviluppo, ma ontologiche e che spesso risente la confusione di essere frainteso con “ intrattenimento”, o di divenire opaco quando la capacità di spesa di amministratori locali riguardava indifferentemente lo spettacolo e anche le Feste, la tradizione, il folclore; di divenire opaco quando con non sufficiente chiarezza da un po’ di anni si accosta il termine Spettacolo a quello del Turismo, senza un’analisi, cioè, programmatica della necessaria reciproca influenza di indotto.

Premettiamo che partiamo dal presupposto, non solo specifico della nostra realtà, ma condiviso in molti dialoghi ed incontri, che le leve di sostegno finanziario al settore hanno fotografato una parte ed una soltanto del sistema, anzi hanno addirittura fomentato e sostenuto il metodo diffuso di una grande distribuzione accentratrice di risorse – DISTRIBUZIONE appunto, e poco piuttosto PRODUZIONE E CREAZIONE.
Da anni il dibattito sul settore ha spesso assorbito le risorse (stiamo polemizzando con costosi meeting del settore che scarsamente sortivano poi proposte e direzioni; da anni la stampa e la critica non riescono a individuare i reali flussi del mondo dello Spettacolo , ciò nel suo versante produttivo ( non quello del pubblico): nuove opere, nuove direzioni artistiche emergenti, nuove realtà, modalità organizzative e linguistiche delle nuove realtà ( giovani compagnie, associazionismo, enti privati, singoli artisti, gruppi di ricerca, ma anche professionisti tecnici ed artigiani del mondo dello Spettacolo).
Manca invece una possibilità di condividere una coscienza identitaria
Il Teatro è parte imprescindibile dell’espressione umana, costituente stessa della nostra realtà di uomini e di donne… quali forme, quali linguaggi, e quali destini possa intraprendere la produzione di spettacoli è cosa diversa dall’individuare il Teatro come respiro culturale condiviso di una società.
Il Teatro esiste nella scrittura, nel forgiare gli spazi e le forme per un’opera, consiste nella prova, nella parola, nel gesto, nella condivisione del respiro e della voce… è già cultura nel suo sorgere, non solo al momento della sua presentazione al pubblico.
Non è possibile indicare una società “senza teatro” o con la “sostituzione con diverse forme” (tecnologie online?) Esse sono altre forme appunto, possibili tramiti di una relazione o di una vendita di prodotti artistici, ma non una sostituzione ontologica del Teatro.
Il Teatro è la parte espressa vivente di una cultura e di tutte le sue declinazioni, conflitti, contraddizioni, direzioni.
Il Teatro ha oltrepassato le guerre, gli stermini, le sospensioni per i conflitti e le tragedie del mondo, ma non ha smesso di costituire l’ossatura vivente della rappresentazione della cultura e delle aspirazioni dei popoli e dei territori.
Ma la crisi cupa e pesantissima del vìcovid19 non può che fare emergere in questo campo come nelle altre espressioni della vita dei Paesi colpiti ogni contraddizione, ed anche ogni opportunità di un necessario cambiamento.
C’è stato cioè da tempo nell’ambito dello spettacolo dal vivo un grande “sommerso”, non soltanto in termini fiscali ed economici, parliamo di un “sommerso” identitario: nuove pratiche, sperimentazioni, nascita di nuove compagnie, aree territoriali che producevano esperienze condivise, residenze artistiche autogestite, piccoli spazi autogestiti ecc., molto spesso autonomi e molto spesso in sofferenza esattamente perché percepiti come “antagonisti” dei grandi soggetti riconosciuti nell’ambito dei flussi finanziari ministeriali, grandi organizzazioni ed Enti che per l’attuale sistema hanno bisogno di drenare risorse economiche.
Da anni riscontriamo che piccole idee innovative (abbiamo vissuto in prima persona la creazione di diverse formule di nuova proposta metodologica) vengono non sostenute, ma nemmeno ignorate, vengono piuttosto FAGOCITATE, da un sistema più vasto, arroccato come potenzialità finanziaria su meccanismi di assoluta spartizione.
Eppure gli ultimi grandi esempi dell’evoluzione della Scena nel nostro Paese sono sorte, qualche decina di anni fa, da esperienze autonome e dalla ricerca e dal Decentramento culturale, verso i territori.
La ricerca non può adattarsi al conteggio delle giornate lavorative ed oggi più che mai emerge che nemmeno l’esistenza di decine di migliaia di lavoratori ed artisti dello Spettacolo possono nemmeno sopravvivere col “conteggio delle giornate lavorative”
Ora l’emergenza coronavirus sta gettando nella disperazione decine e decine di realtà in tutta Italia.
Le idee del Ministro della Cultura Dario Franceschini sono ancora lontanissime dai reali bisogni reali del comparto
C’è il rischio che l’idea portante finisca per rafforzare la forbice tra i Grandi Enti e l’humus creativo ed artistico indipendente, e non dimentichiamo che la misura delle giornate lavorative non può includere un esercito di autori, compositori, artigiani, liberi professionisti, giovani compagnie autonome che concorrono alla creazione di nuove proposte, taglia fuori lavoratori intermittenti, tutto l’Associazionismo.
Noi siamo convinti che quest’ultimo sia il vero volto di quanto è possibile proiettare verso il futuro: siamo convinti che la crisi che stiamo attraversando debba essere anche una opportunità, di nuovo sviluppo economico per i soggetti in sofferenza e nuovo sviluppo culturale d artistico per i territori e per le persone, per la Cultura italiana.
INTRAVVEDIAMO IN SINTESI UNO STRUMENTO DI :
CONCERTAZIONE DIRETTA DEI TERRITORI CON TUTTE LE LEVE AUTONOME DI PRODUZIONE SI SPETTACOLO (compagnie, enti, collettivi, associazioni, nuove compagnie di giovani, autori, Attraverso un meccanismo di destinazione di risorse di liquidità.

RISORSE REGIONALI, DISTRIBUITE AL TERRITORIO, DIRETTAMENTE AI SOGGETTI PER DECRETO MINISTERIALE, BYPASSANDO I DISTRIBUTORI PER LA PRODUZIONE DI NUOVE PROPOSTE E BANDI O CONCORSI, MA CON UNA MAPPATURA DI TUTTO L’ESISTENTE EFFETTIVAMENTE ED IN QUALSIVOGLIA MODO ATTIVO.
IL MECCANISMO DI DISTRIBUZIONE DOVREBBE STUDIARSI CON SEMPLICI REQUISITI DI ACCESSO E DISTRIBUIRE RISORSE, PREVIA SUCCESSIVA VERIFICA DELLE PRODUZIONI, PERCHE’ DESTINATE A PROGRAMMAZIONI future A FAVORE DELLA CITTADINANZA (NEI TEATRI, NEI LUOGHI PREPOSTI, NEI LOCALI PUBBLICI). CON UN INCREMENTO DELLA PROGRAMMAZIONE DI SPETTACOLO, NONOSTANTE LA PREVISTA RIDUZIONE DI FLUSSO DI TRANSITO DEGLI SPETTATORI RIPRESO IL CONSUETO CALENDARIO DELLE STAGIONI.
TALE MECCANISMO POTREBBE PREVEDERE ADDIRITTURA LO “SCAMBIO” TRA REGIONI LIMITROFE DI DETTE PROPOSTE, CONSENTENDO ALLE PRODUZIONI DI AVERE ANCHE ULTERIORI CONFRONTI CON IL PUBBLICO.

Risultati attesi

Costruire un flusso di liquidità verso i territori per lo spettacolo e verso tutti i soggetti di produzione, IN TUTTI I PROFILI E LE DECLINAZIONI
Costruire un vantaggio per le Pubbliche Amministrazioni che offrono alla cittadinanza un incremento di offerta culturale.
Poter generare il “racconto” artistico di quello che ora il Paese sta attraversando, una testimonianza viva e futura di questo doloroso passaggio.
Sostenere la produzione anche di nuove proposte artistiche, fin da ora, momento della forzata sosta E PREFIGURARE UNA VISIONE DIVERSA DEL VALORE CULTURALE NELLA VITA DEI TERRITORI
Monitorare realmente le risorse presenti in ciascun territorio
Favorire l’incontro tra realtà diverse e lo scambio di competenze E LA Continuità DELLA FORMAZIONE E DELLA TRASMISSIONE DI CULTURA
Sostenere lo sviluppo del giovane Teatro italiano
Sostenere le realtà autonome e tradizionali distinte che hanno negli anni contribuito al valore culturale aggiunto delle programmazioni culturali nei territori.

Questo documento ha poi intercettato decine di tavoli di discussione, una oceanica folla di persone, artisti, enti, gruppi, compagnie si stavano confrontando. Tavoli operativi mettevano a punto strumenti di monitoraggio, di inchiesta, di computo… un bisogno inarrestabile di conoscersi e ri-conoscersi, una massa di esigenze e storie diverse.
Arriva un paio di giorni fa la notizia, in un ennesimo DPCM che i Teatri avrebbero riaperto il 15 giugno.
La maggior parte di quelle forze e di quegli artisti non ha esultato: si riapre come fosse successo nulla il teatro ai gradi gestori che potranno sostenere persone distanziate, o l’introito mancato dei biglietti, già coperto da fondi che erano congelati.
Nessun preavviso, nessuna concertazione, nessun incontro con quel paesaggio umano di artisti e di realtà che stava chiedendo aiuto, per mesi di ferma che restano mesi di ferma. Soprattutto nessun ascolto per una vera “emergenza”: è emerso un profilo del nostro Teatro diverso dalla fotografia dei pochi enti distributori di giornate lavorative.
E’ “emerso” un potenziale cambiamento che non va sprecato.
Questa urgenza di nuovo non si ferma e con ancora maggiore convinzione diciamo: sostegno alla produzione artistica e cultural, sostegno alla ricerca, leve di sviluppo diverso, incentivi alla creazione di stabilità e di autonomia.

Marianna de Leoni , Claudio Rovagna Associazione Specchi Sonori ,Osimo

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