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Eolo
recensioni
FIABE PANDEMICHE
ROSSELLA RAPISARDA RILEGGE " LA REGINA DELLE NEVI" SECONDA PARTE

Ad un tratto la sua attenzione fu catturata da una bambina - con un coniglietto bianco in braccio- che scappava verso il bosco. Si avvicinò allo specchio: non si era sbagliata, quella bambina era Gerda “Maledizione!” - pensò. Poi si avvicinò ulteriormente mettendo le mani sullo specchio, la circondò con le sue dita e vide che stava piangendo disperata. Allora Regina scoppiò a ridere soddisfatta: “Com’era la tua bella poesia, bimbetta frignosetta?” - la ricordò: “… le rose non perdono il profumo mai e amici per sempre saran Gerda e Kai.” Fece una smorfia e continuò: “L’unico pericolo per questo mio incantesimo eravate voi due, mocciosetti, per colpa di quel capello fragile di mia sorella innamorata di voi”, “Oh come sono beeelli, oh come sono dooolci” la imitò malamente. “Ma ora posso star tranquilla: Kai è sistemato.” E bevve un altro bicchiere. Poi, rivolgendosi a Gerda, come se la potesse sentire: “Invece tu sei scampata al contagio dello specchio, ragazzina. Peccato. Ma sei comunque condannata ad essere sola. Tu, sola, “la pazza” tra “i normali”! A meno che… deciderai di diventar anche tu pazza tra i pazzi.” La sorella della Regina ascoltava ogni parola e cercava di memorizzare e capire quel linguaggio sempre più sibillino della sorella. “In realtà…” - e mentre parlava giocava a schiacciare con un dito la bambina come se potesse farle fare la fine della formica - avresti una possibilità o meglio una” impossibilità” per salvarvi - la Regina ormai sembrava quasi ubriaca parlava a ruota libera e le scappò una frase di troppo: “Per quello stupido capello, l’Incantesimo ha una fragilità, una piccola crepa… Ma si potrebbe spezzare solo con il profumo di una “rosa del mondo capovolto” e solo se Kai, al suo risveglio, dovesse ricordare la tua ridicola poesia!” La Regina ci pensò un attimo e, sollevata, disse: “Bah. Impossibile. Posso dormire sonni tranquilli.” E andò verso il suo letto a passo di danza.
Amici lettori, non voglio raccontarvi i particolari di come la sorella della Regina riuscì, in un attimo, a scappare dal castello senza farsi vedere da nessuno e a convincere lo slittino a farsi portare nel mondo degli uomini. Ma ci riuscì! Arrivò sulla terra e scoprì che era tutta avvolta nella neve e in un pesante silenzio. Respirò. In questo momento che mi batte forte il cuore, forse più forte di prima, è qui che vorrei soffermarmi un piccolo istante per raccontarvi quello che sento, nitidamente. Per la prima volta nella sua vita, la sorella della Regina aveva avuto coraggio. E stava facendo quello che sentiva giusto per lei, anche se voleva dire rischiare la sua stessa vita per Gerda, Kai e il mondo degli umani che neanche la conoscevano, ma che lei aveva amato e inseguito, nascosta tra le rose delle primavere. Pensò tutto questo nel tempo di un respiro. Poi iniziò a cercare: lei - forse - poteva salvarli. Doveva ritrovare Gerda e Kai. Far sapere a Gerda che poteva rompere l’incantesimo, prima che la Regina potesse trovarla. Camminava svelta, tra corpi addormentati ovunque: sui balconi, nelle macchine con il motore spento, sui tavoli delle cucine apparecchiate e fuori dai negozi - uno appoggiato all’altro a distanza regolare - con ancora in mano la lista della spesa. Camminava cercando disperatamente un giardino, un bosco o qualcosa del genere. Nello specchio della Regina aveva potuto appena intravvedere Gerda che piangeva e chiedeva aiuto vicino a un grosso albero. Vide tre donne di schiena, ferme davanti a una vetrina che portava la scritta scolorita “The social club”. Le raggiunse di corsa: “Sto cercando una bambina, si chiama Gerda e sto cercando un bosco” disse loro d’un fiato senza perdere tempo in spiegazioni. “Gerda? Una bambina?” si girò la prima, una donna giovane con le ciglia lunghe finte e glitterate ma con lo sguardo senza luce. “Una bambina che diventerà una ragazza con la pelle liscia come la seta!” si girò la seconda che cercava di nascondere, muovendo le mani davanti al viso, i segni delle prime rughe”. “Non offuscherà la nostra bellezza, vero?” si girò la terza fulminando con lo sguardo la sorella della Regina che indietreggiò con la voce da rapace e la pelle solcata da centinaia di linee profonde.

Le tre donne tornarono di slancio con gli occhi alla vetrina e guardando il loro riflesso - sotto la scritta rassicurante del “Social club” - dissero all’unisono “Chi è la più bella del reame?” Sei tu! sei tu! Sei tu” dissero all’unisono rassicurandosi a vicenda. La sorella della Regina, inorridita, pensò che quello era il mondo delle streghe e non quello degli umani e cominciò a correre e a gridare “Gerda, Gerda!”. Incrociò una coppia su una panchina che non riuscì a sentirla: “Sto cercando una bambina”. “Milleuno” disse lui. “Milledue” rispose lei. “Si chiama Gerda!”. “Milletre” rispose lui. “Da capo” rispose lei. “E sto cercando un bosco!”. “Uno” rispose lui. “Due” rispose lei. La sorella della Regina capì che era inutile restare e se andò sconsolata senza neanche salutare quella coppia china a contare e ricontare quante schegge luccicanti erano riusciti ad accumulare. Camminò seguendo l’istinto ancora per qualche minuto, poi si trovò nel giardino delle rose - tutto abbandonato e coperto di ghiaccio - ma lo riconobbe dal pozzo.
Si guardò intorno e inaspettatamente vide Kai, con le gambe appese e lo sguardo dentro al pozzo, come quel giorno lontano.

Si avvicinò decisa e gli parlò, ma senza riuscire a nascondere l’emozione: “Kai, ciao… io sono…”. Non sapeva come continuare, allora tagliò corto: “Sto cercando la tua amica Gerda”.
“Cos’è un amica?” rispose senza staccare gli occhi dal pozzo.
“Un’amica è una persona che ti vuol bene, che ti scrive una poesia!” sperava di fargli tornare la memoria.
“Io ho solo un amico” rispose pacato “quello dentro al pozzo”.
La sorella della Regina si affacciò dal muretto e capì quello che voleva dire: sul fondo del pozzo era tornata l’acqua, non azzurra com’era quel giorno di primavera, ma buia e pesante come il cielo. Kai, nell’acqua del pozzo, vedeva riflessa la sua persona.
“Ma quello sei tu, un amico è qualcuno diverso da te!” Le venne spontaneo rimproverarlo, ma non fu per nulla una buona idea. Kai, sempre rivolto alla sua immagine, alzò il volume della voce, facendola rimbombare: “Io e Me parliamo!”. “… Amo!” rispondeva il pozzo facendo da eco. “Io e Me ci capiamo!”. “… Amo!”. “Non c’è miglior amico di me! Noi ci amiamo!”. E su queste ultime parole ripetute ritmicamente dal pozzo “Amo…amo…amo”, si consumò una tragedia. Kai si inclinò verso l’acqua per baciare il suo riflesso ma cadde nel pozzo e il pozzo l’inghiottì. La sorella della Regina lanciò un urlo disperato. Si sporse pericolosamente nel pozzo gridando e pregando il nome di Kai. Poi sfinita guardò l’acqua che, lentamente, cristallizzava. Il cuore di Kai - colpito dalla scheggia - era ghiacciato e congelò anche la superficie di quell’acqua che diventò una sottile lastra di ghiaccio. Un altro specchio. La sorella della Regina ebbe paura. “Maledetti specchi!” singhiozzò e si ricordò di quando nello stesso pozzo aveva visto riflessa in lei l’immagine della crudele Regina delle Nevi. “La gemella uguale e opposta” si ripeté, la sua condanna. Poi abbassò lo sguardo e si vide. C’era soltanto lei, uguale e opposta, - come l’immagine che restituisce ogni specchio - ma lei soltanto. Si vide fragile e con gli occhi rossi. Restò per un lungo minuto immobile e confusa. Per la prima volta nella sua vita, avrebbe voluto un potere magico, una formula potente da pronunciare per salvare Kai, ma non aveva mai abbracciato il suo destino, non sentendolo suo. Poi, spinta dalla paura che la Regina scoprisse la sua assenza e la trovasse prima di essere riuscita a parlare con Gerda, cominciò senza quasi rendersene costo a pregare il suo riflesso: “Ti prego, aiutami a pensare. Ci deve essere un modo, ci deve essere un modo per ribaltare tutta questa storia, per capovolgere questo destino disumano!” Ebbe una folgorazione. “Capovolgere…”. Ricordò le parole della Regina “...Il profumo del mondo capovolto!” Che suggerissero qualcosa tutti questi specchi che ormai la perseguitavano?

Tornò a parlare a sé stessa, interrogando il suo riflesso nello specchio di ghiaccio: “Un mondo uguale e opposto è un mondo capovolto! Rispondimi, è così?” chiedeva davvero, sinceramente, anche se sapeva di non poter ricevere risposta. “Dimmi, come si fa ad accedere al tuo mondo? Voglio salvare Gerda e Kai! Voglio salvare la primavera e voglio salvare anche me stessa!”. L’aveva finalmente detto! La sorella della Regina era veramente pronta, per la prima volta, a rischiare anche per la sua di libertà. Non più solo spettatrice nascosta tra le rose, in quel momento aveva cominciato a esistere. Mi è venuto quasi da piangere - ormai, con voi, posso confidarmi - mentre scrivevo “aveva cominciato ad esistere”. Sono quattro parole che sanno di miracolo. Forse fu proprio per questo che la sorella della Regina, dopo aver raccontato tutta la sua storia, scoppiò in un pianto liberatorio: “…Voglio salvare Gerda e Kai!”, singhiozzava: “Voglio salvare la primavera!” e confessava “Voglio salvare anche me stessa!”.
“Basta, brucia!” Una calda voce maschile interruppe i suoi singhiozzi. Si guardò intorno, ma non c’era nessuno. “Non ricordavo più quanto bruciasse un desiderio”.
La sorella della Regina delle Nevi abbassò incredula lo sguardo in direzione del suo riflesso. Non poteva crederci - forse stava impazzendo - ma il pozzo sembrava parlare attraverso la sua immagine riflessa. “Adesso fa un po' male qui - e osservò il suo riflesso che portava la mano al cuore - ma, ti voglio ringraziare, perché mi hai regalato la nostalgia”. Con quella sua voce che sembrava di velluto continuò: “Ho deciso che ti aiuterò io, sfidando l’ira della Regina di cui son schiavo, ma ora so, che se tornerà la primavera, sarò libero anche io.”. “Tornerà” - commossa e grata, la sorella della Regina fece la promessa al pozzo guardandolo negli occhi della sua immagine riflessa.

“Guarda oltre di me”, il pozzo sembrava leggerle il pensiero “Tu puoi già farlo”. Le disse che le sue lacrime, brucianti di un desiderio sincero, avevano già aperto un varco per raggiungere il mondo capovolto che è “Il mondo che si raggiunge attraversando lo specchio”, le spiegò con molta semplicità il pozzo. “Ma” - aggiunse - “C’è un ma”. La voce dello specchio, gesticolando con le braccia della sorella della Regina - che ormai si era abituata questo strano dialogo a tre - le disse che, per rompere l’incantesimo, tutto era nelle mani di Gerda. Era lei che doveva attraversare lo specchio, cogliere la “sola rosa autentica del mondo capovolto” e farla annusare a Kai “… che si trova già lì, nel roseto, addormentato.” Lo svelò sottovoce, stava tradendo un segreto del mondo degli specchi, ma sapeva di regalare alla sorella della Regina un attimo di felicità. Per un attimo, infatti, dimenticò il rischio che tutti loro stavano correndo, ma anche il tempo correva! “Chissà se al castello mi stanno già cercando…” torno ad agitarsi. Dove poteva cercare Gerda? “Ma nel pozzo!” - si rispose - “Perché non ci aveva pensato prima? Pozzo che mi rifletti” chiese in preda all’emozione “Tu riesci a vedere le cose lontane da te?” E raccontò che la Regina controllava tutto il mondo attraverso il suo specchio e che aveva visto Gerda scappare verso il bosco. “Descrivimi Gerda, ci proverò.” Disse il pozzo accarezzandola con la sua voce.

“Gerda è una bambina!” esordì la sorella della Regina ma si accorse di essere un po' vaga. “Gerda ha un coniglietto bianco!”. “Un coniglio bianco?” intervenne lo specchio.” Allora sarà più facile del previsto farle attraversare lo specchio!” E continuò “… già un’altra bambina, con un coniglio, lo attraversò, molto molto tempo fa…”. “Alice!” - su questo argomento la sorella della Regina era imbattibile -. E così, raccontando di Alice, del suo coniglio e dell’albero in cui cadde… l’immagine di Gerda si materializzò nello specchio. “Eccola è lei!” La videro, riflessa nitidamente:
Gerda, esausta e senza più lacrime da versare, era appoggiata al tronco di un grosso albero. Accarezzava il suo coniglietto addormentato e pensava alla nonna.
La sorella della Regina capì che quello era il momento giusto e chiese allo specchio di aprire il suo varco “Ora!”, dove appariva, nell’immagine dello specchio, il grande albero. Lo specchio lo fece e Gerda sentì sparire il suo appoggio dietro la schiena. Il tronco si era aperto in due, all’improvviso, Gerda aveva perso l’equilibrio cadendo all’interno del grande albero. E sentì di scivolare giù, per tanti tanti metri, ma cadeva piano, senza farsi male e senza smettere di stringersi al suo animaletto bianco. A circa metà della caduta, si sentì chiamare per nome: “Gerda!” Iniziò a roteare su se stessa per capire da dove venisse quella voce, poi si mise ad ascoltare: “Gerda, solo tu puoi rompere il maleficio della Regina delle Nevi! Se salverai Kai, salverai tutti quanti!”.

“Chi sei?”. La voce rispose “Mi crederai?”. Gerda disse: “Non lo so, dimmi chi sei!” e mentre continuava ad andare giù sentì chiaramente:“Sono la sorella buona della Regina, sono scappata dal castello per cercarti e svelarti quello che so!”. “Bugiarda! Bugiarda!” Gerda aveva cominciato a convincersi di essere, di nuovo, dentro un sogno ingannatore.
“Le rose non perdono il profumo mai e amici per sempre saran Gerda e Kai.”
Gerda si sentì improvvisamente al sicuro, quella voce aveva ripetuto la sua poesia con una tale semplicità e rispetto che Gerda disse mentre cadeva giù e ancora giù: “Che cosa devo fare per rompere l’incantesimo?”. La sorella della Regina cercò di ricordarsi perfettamente le parole che aveva sentito quella notte: “Porta a Kai il profumo di una rosa del mondo capovolto” “Ma - non sbagliare - hai solo una possibilità per scegliere la rosa giusta”.
“E poi?”
“E poi toccherà a Kai: si risveglierà e dovrà ricordare, parola per parola, la tua poesia!”
“Ma Kai non…”
“… e vissero tutti felici e contenti”. Queste furono le parole che interruppero Gerda. Sorrisero entrambe per quella frase forse troppo ingenua, detta ad istinto e lo fecero nello stesso istante, ma ormai le due non potevano più sentirsi. Una aveva sorriso di malinconia ricordando che, nel mondo del maleficio, le storie erano state cancellate e la seconda con gratitudine, ricordando che erano state la sua salvezza. Al pozzo, adesso, la sorella della Regina non poteva fare più nulla, se non aspettare e sperare. Per questo, cari lettori impazienti di oltrepassare lo specchio, voglio avvertirvi che quello che racconterò di ciò che avvenne nel mondo capovolto sarà molto breve. Racconterò solo quello che Gerda ha voluto dire al suo ritorno. Gerda è una bambina molto precisa e sincera, quindi non metteremo in dubbio nessuna delle sue parole e nulla di ciò che vide, ma è anche una bambina molto riservata, per cui rispetteremo i suoi silenzi. E quelli di Kai. E allora raggiungiamola mentre scivola giù e ancora giù, giù e giù. Avrebbe mai finito di cadere? Si svegliò infine in mezzo a uno sterminato campo di rose rosse. Due occhietti vispi la stavano osservando: “E’ tardi, è tardi!”.
Gerda si diede un pizzicotto fortissimo sul braccio. “Non sto sognando!” - si accertò. Eppure, di fronte a lei, il suo coniglietto bianco, era sveglio, in perfetta forma e parlava!
“Non c’è tempo da perdere! Devi cogliere la rosa giusta, la rosa giusta!” e iniziò a zampettare tra le rose, inseguito da Gerda, ancora incredula di quello che le stava capitando. Il coniglietto l’aveva portata all’inizio del giardino per farle vedere quale tranello nascondesse quel roseto. Gerda vide che le rose, appena germogliate, erano bianche! E vide che c’erano tre giardinieri occupati a dipingerle rosse. “Alice nel paese delle meraviglie!” Gerda ricordò tutta la vicenda del roseto. Non aver dimenticato le favole, come era successo a chi era stato colpito dal maleficio, le diede un certo vantaggio. Si ricordò di una Regina sanguinaria pronta a tagliare la testa a chiunque commettesse un errore. E si ricordò che i giardinieri erano costretti a pitturare le rose di rosso per non far scoprire il loro. “E’ tardi, è tardi!”, ricordò il coniglietto sbattendo a terra la zampetta, entrando perfettamente nella parte del Bianconiglio. Gerda si avvicinò timidamente ai giardinieri: “Buongiorno signor” si interruppe, ricordandosi che si chiamavano tra di loro con il numero delle carte da gioco che portavano addosso come divisa e allora riprese “Buongiorno… Signor numero 2, numero 5 e numero 7!”. “Ci conosce? Per nome! Non fare la spia!” terrorizzati, si erano nascosti uno dietro l’altro. “Ma no, non dirò niente a nessuno… se” - azzardò - “mi fate sapere qual è l’unica rosa rossa autentica. La devo cogliere e non posso sbagliare. Qual è?” I giardinieri si guardarono… “É vero” confermarono “ce n’era una rossa”.

Raccontarono che l’avevano vista nascere e avevano festeggiato. “E qual è?” Gerda cominciava a spazientirsi. I giardinieri si guardavano spaesati mentre il numero 2 indicava a destra, il numero 5 a sinistra e il 7- finalmente - ammise: “Non ce lo ricordiamo” Detto questo sparirono di corsa. “E ora come farò a indovinare quel è l’unica rosa autentica di questo giardino?” Poi ebbe l’idea: avrebbe chiesto alle rose di parlare e lei avrebbe scelto la sua rosa ad occhi chiusi. E così fu. Gerda aveva - improvvisamente - ricordato quel principe dai capelli biondi che, nel libro che le leggeva la nonna, suggeriva di ascoltare con il cuore perché “l’essenziale era invisibile agli occhi”. Fiduciosa, Gerda prese in braccio il coniglietto che la guidò, attraverso l’immenso roseto, parlandole sottovoce nell’orecchio per non superare le voci dei fiori. “Cogli me, cogli me!” chiedevano in tante mettendosi in mostra. E Gerda non si fermò. “Noi, noi che siamo le più belle!” passò oltre. “Io sono la tua rosa, coglimi e ti darò tutto l’amore fino ad esaurirlo tutto!” “Dare amore non ne esaurisce la quantità, anzi l’aumenta” sentenziò il coniglietto citando a memoria una delle frasi imparata sulle ginocchia della nonna. Gerda non si stupiva più di nulla ormai, ma fu d’accordo con lui e disse “Non è lei”. Poi si fermò di colpo. Fu un profumo che la colpì. Un profumo che l’aveva scaraventata, di colpo, a quel giorno di primavera in cui aveva colto la rosa per Kai e l’aveva arrotolata con cura nella sua poesia, scritta con il pennarello nuovo. Aprì gli occhi e si inginocchiò per vedere questa rosa profumata da vicino. Il coniglietto, questa volta, non le mise fretta.
“… per sempre amici saranno Gerda e Kai” disse guardando la rosa e le chiese:
“Per quanto è per sempre?”
“A volte anche solo un secondo” rispose la rosa. Gerda la colse in un impeto di felicità. Aveva risposto come avrebbe risposto Kai.


In quel preciso momento, il roseto cominciò a tremare e le rose intorno a Gerda e il suo coniglietto si piegarono come in un inchino rispettoso, portando alla luce Kai che giaceva addormentato tra i loro petali. Gerda non aspettò oltre. Appoggiò la rosa sul petto di Kai. “Non siamo in ritardo vero?” disse il coniglietto preoccupato vedendo Kai immobile. “No, siamo perfettamente in tempo” rispose Gerda con un sorriso vedendogli aprire gli occhi. “Che cosa è successo? Dove siamo?” furono le prime parole di Kai, che sembrava non ricordare nulla. Stringeva nelle mani la rosa e guardò Gerda. “E’ il mio compleanno?” chiese timidamente. “No, ma qui festeggeremo il tuo buon non compleanno” rispose brillantemente Gerda, cercando di fargli ricordare il giorno di quella poesia. “Ti ho regalato una rosa, Kai”, “Da Gerda per Kai” - sottolineava la parola rosa e i loro nomi - di più non poteva fare. Ora era tutto in mano di Kai.

Non sapremo mai - cari miei lettori ve l’avevo anticipato - come Kai ricordò la poesia e cosa si dissero, appena rotto il maleficio, i due amici ritrovati. Kai e Gerda non l’hanno mai voluto raccontare. E il coniglietto, tornato da questa parte, ha smesso di parlare o - chissà - magari finge soltanto di non saperlo fare! La cosa importante però è che Kai ricordò. Quello che avvenne dopo fu una festa di colori. Provate a immaginare e a mettere su una tela di un pittore quello che vi descriverò: per prima cosa, tutte le rose del mondo capovolto si staccarono dai loro gambi di spine e spiccarono il volo. Sembravano migliaia di farfalle impazzite. Avvolsero Gerda, Kai e il coniglietto, li sollevarono e ruotando - come ballerine eleganti - si diressero verso il varco dello specchio da attraversare. In quel momento, al pozzo, la sorella della Regina capì che qualcosa era successo. Lo specchio di ghiaccio iniziò a creparsi. Poi si spaccò nel centro e infine si aprì. “Stanno per tornare” annunciò emozionata la meravigliosa voce del pozzo. E poi un fuoco d’artificio, un’eruzione, una pioggia di petali farfalle uscirono dal pozzo, appoggiarono delicatamente a terra Gerda e Kai e ripresero il loro volo vorticoso. E ad ogni giro, la città veniva ripulita dalla neve, liberata dagli inutili oggetti accumulati e accatastati e quello che stava accadendo nel paese del pozzo accadeva, in contemporanea, in ogni angolo del mondo. Le schegge dello specchio, rotto l’incantesimo, cominciarono a staccarsi dal cuore delle persone colpite, dai loro occhi e dalle tasche di coloro che le avevano accumulate. Danzanti nel cielo, pronte ad unirsi a quel tornado sempre più enorme, offrivano uno spettacolo senza precedenti: sembravano stelle diurne ubriache di allegria.

Le ultime cose che quel tornado avvolse e trascinò via furono le nuvole basse e grigie che liberarono - finalmente - un azzurro dimenticato. Non credo di dire una bugia. Penso che, in quello stesso momento, tutti gli uomini - non accadeva da moltissimo tempo -alzarono gli occhi verso l’alto. Ed ebbero finalmente desiderio di libertà.
Intanto intorno al pozzo c’era tutto il paese con il naso all’insù. Il cielo sembrò a tutti una pagina nuova, tutta da scrivere.
“Da dove cominciamo?” chiese timidamente qualcuno.
“Tutto dipende da dove vogliamo andare” rispose gentilmente qualcun altro.
“Non possiamo tornare a ieri perché eravamo persone diverse allora” suggerì una bella voce maschile. Era la voce del pozzo, ma nessuno lo immaginò.
“Allora da dove cominceremo?” ripeté timidamente qualcuno.
“Dal lieto fine”.
Tutti si girarono verso quella voce che aveva fatto quella proposta.
Potete immaginare, lettori cari - depositari dei miei segreti - chi poteva essere stata a dire queste parole. La sorella della Regina delle Nevi era diventata rossa come un pomodoro e voleva quasi chiedere scusa per quello che aveva ingenuamente detto quasi senza pensarci ma qualcuno le chiese: “E tu chi sei?” era un bambino accovacciato sulle spalle del papà. Gerda, ancora piena di gratitudine stava per dire “Lei è…” ma per fortuna, la mano pronta di Kai si depositò sulla sua bocca e la zittì. “Lei si chiama Rosa ed è la più brava di tutti a raccontare le storie” intervenne la nonna di Gerda che aveva capito tutto. “Non ci sono più i libri delle favole, li hanno cancellati tutti” piagnucolò una bambina con un dentino in meno nel sorriso. “Allora scrivile tu per noi, Rosa…” le propose Gerda, sottolineando la dolcezza del mio nome.
Io mi chiamo Rosa, ora sapete tutto. Quel giorno ebbi un nome, per la prima volta, non fui più la sorella, la gemella. E mi chiesero di cominciare con la loro storia. E questa è la prima volta che la racconto.
E vissero tutti felici e contenti (non potevo non finire così).
Con tutto il cuore, Rosa

Psss… psss... amici lettori venite qui, vicino! C’è una cosa che vorrei raccontare solo a voi - che sapete del mio passato -:
… vorrei che voi sappiate cosa successe alla mia perfida sorella. Fortunatamente scoprì che ero fuggita dal castello solo nel pomeriggio, perché dopo le lunghe notti senza luna, le streghe usano dormire fino a tardi. Quando lo scoprì, corse allo specchio e quasi impazzì. Fece in tempo a vedere il pozzo che liberava i petali rossi. Prese lo slittino, mi raggiunse che sbavava dalla rabbia: voleva disintegrarmi, distruggere il pozzo e inventare subito un nuovo e ancor più terribile maleficio. “La prossima volta!!!” e minacciava, a uno a uno, gli uomini tornati liberi con l’indice della sua mano sinistra. La Regina delle nevi si era nascosta nel suo solito cespuglio di ortiche. Ad un certo punto la vidi. E non potei fare a meno di sorridere. Senza riflettere, la sua mano destra aveva trovato il famoso pettinino rosso di Kai e si stava beatamente pettinando per calmare la rabbia, come faceva spesso, dimenticando però… che avrebbe iniziato a dimenticare. E io la sentii dire: “… Ma che cosa ci faccio io qui, vestita così bene, in mezzo alle ortiche?” E, per il momento, lasciamola lì.
ROSSELLA RAPISARDA

FINE


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