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Eolo
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LUIGINA GANAU REINVENTA PER EOLO"NESSUN LUOGO E' LONTANO" DI RICHARD BACH
Questa distanza forzata potrà separarci dagli amici? Cos’è il tempo, cosa vuol dire lontananza?

Questa distanza forzata potrà separarci dagli amici? Cos’è il tempo, cosa vuol dire lontananza? In un momento come questo, dove il distanziamento sociale ha messo a dura prova le relazioni umane, mi è parsa estremamente attuale questa fiaba di Richard Bach che pone la lente su quanto poco conti la distanza materiale. Personalmente, nella mia esperienza di insegnante, con la tanto menzionata didattica a distanza, nonostante le difficoltà, ho recuperato una maggior vicinanza con alcuni alunni che tendevano all’isolamento, pur vivendo il collettivo. Altro concetto importante è il tempo che abbiamo imparato un po’ tutti a riprenderci. Il nostro tempo, quello che possiamo dedicare alle nostre passioni, ai nostri interessi. Certo, quello che stiamo vivendo è drammatico, le vite strappate via ai propri cari senza un saluto, le lotte nelle corsie d’ospedale…ma perché tutto ciò? Perché un povero pipistrello si è dovuto far carico di un destino così nefasto per l’umanità? Forse perché l’umanità non sapeva più fare buon uso della corona di luce che gli fu donata prima del tempo?

Questo il compito del nonno di Rae, un anziano pipistrello che al termine del suo viaggio insegna all’adorata nipotina come far buon uso della “corona”, per il bene dell’intera umanità.
Al sopraggiungere della primavera, dopo un lungo periodo di lontananza dovuta al letargo, le antiche famiglie di chirotteri, avevano l’uso di incontrarsi per scambiarsi gli auguri di buon anno. Al calar delle tenebre, attraverso i loro potentissimi radar, essi percepivano le onde sonore in grado di condurli presso le varie famiglie sparse sul pianeta. Era il compleanno di Rae, giovane pipistrellina e suo nonno Eurobat (pipistrello europeo) voleva assolutamente raggiungerla al di là dell’Oceano, presso la colonia degli Usabats dove da tempo si era trasferita con i suoi genitori. Rae, cara! Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno! La tua casa è distante mille miglia dalla mia, e io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena. Ebbene, ne vale proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa. Non vedo l'ora di essere da te! Il mio viaggio è incominciato in compagnia di un Colibat, un piccolo colibrì-pipistrello che conoscemmo insieme tanto tempo fa. Lo trovai cordiale come sempre, tuttavia, quando gli dissi che la piccola Rae stava crescendo e che io stavo andando alla festa per il suo compleanno con un regalo, mi parse alquanto perplesso. Volammo a distanza di sicurezza, sotto di noi il silenzio…le città vuote…solo qua e là qualche sparuto bipede con museruola accompagnato dal proprio fedele quadrupede che perplesso lo osservava… “Ci capisco ben poco in quel che dici, tantomeno perché tu ci vada a questa festa. Non sai che il Primobat ha vietato i party privati? “Sicuro che lo so e sicuro che ci vado” dissi io. “Nulla può impedirmi di raggiungere la mia amatissima Rae, i guardiani dei cieli capiranno, ho compilato l’autocertificazione e il mio, rientra nei “validi motivi”, sono un congiunto e potrebbe essere questo per me l’ultimo anno…devo vederla… Arrivammo a casa del saggio Bubobat e con fermezza espressi le mie ragioni: “La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo” …Lui restò zitto e mantenendo la dovuta distanza di sicurezza, si unì al volo conducendomi a casa della Divinabat, regina dei cieli, e qui mi disse: “Capisco ben poco di quel che dici, tantomeno perché la chiami “piccola”… “La chiamo piccola, perché non è ancora grande, che c’è di così strano?” Bubobat allora mi guardò con quei suoi occhi profondi color ambra che parevano due grossi occhiali, mi sorrise e mi disse: “Pensaci tu” .

Con la Divinabat sorvolammo le vette più alte, sempre a distanza di sicurezza, a gara sfidammo tutti i venti e miei anziani radar, seppur stanchi captavano una nuova realtà: molti insetti e ogni specie di uccelli ripopolavano l’aria, la luce della luna e delle stelle erano diventate così limpide quasi al punto da abbagliare la mia cecità e nessun rumoroso uccello metallico solcava più l’atmosfera. Il silenzio regnava sovrano permettendo alla nostra capacità localizzativa di operare senza fastidiose interferenze. Provai a spiegare le ragioni del mio viaggio alla Divinabat la quale con suadente pacatezza mi rispose: “Capisco ben poco in quel che dici, ma men che meno capisco la parola compleanno” . “Ma sicuro, compleanno” dissi io. “Si intende festeggiare il giorno in cui ebbe inizio la vita di Rae, mia nipote, e prima del quale lei non c’era. Cosa c’è di tanto difficile da capire?”. Divinabat incurvò le ali e dopo una picchiata rapidissima, atterrò con dolcezza su una roccia, nel deserto. “Ci sarebbe dunque stato un tempo anteriore alla nascita di Rae? Non pensi piuttosto che la vita di Rae sia cominciata ancor prima che il tempo esistesse?” “La piccola Rae sta crescendo e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo”.

Così mi espressi affinchè capisse il grande conoscitore Arabat appena incontrato. Con lui sorvolai il deserto. Tra dune e oasi lussureggianti si muovevano con eleganza file ordinate di cammelli intenti a portare viveri ai loro beduini che, rispettosi delle prescrizioni sanitarie, se ne stavano rintanati nelle loro tende, mantenendo un vano contatto col resto del mondo attraverso le più avanzate apparecchiature informatiche. “Rae è un anno più lontana dall’infanzia, cosa c’è di tanto arduo da capire?” Arabat, ovviamente giunto dai paesi Arabi, atterrò su una spiaggia solitaria, nessun umano a godere del sole e del mare, solo una distesa di sabbia lambita da piccole onde. “Un anno più lontana dall’infanzia?” Replicò, e sollevandosi di nuovo in volo disse: “Non mi sembra che questo sia crescere”. Di lì a poco, scomparve. Il mio viaggio proseguì con il saggio Seabat (pipistrello dei mari) e io non sapevo più quali parole usare per far capire che non potevo più stare lontano da Rae, dovevo assolutamente raggiungerla. Volammo in assoluto silenzio, a distanza di sicurezza, temevo di sbagliare, ma alla fine gli domandai: “Perché mi porti da Rae quando sai che in realtà io già sono con lei?”. Al di là del mare, finalmente Seabat si posò su di un altissimo albero di cristallo che rifletteva il colore del cielo, ero finalmente giunto sul tetto di casa tua quando mi parlò: “Perché l’importante è che tu sappia la verità, finchè non la sai, finchè non la capisci veramente, puoi soltanto afferrarne qualche brandello. Hai bisogno di aiuti dall’esterno: da macchine, uomini, uccelli, ma ricorda che l’essere ignota non impedisce alla verità di essere vera”. Ciò detto scomparve. Ma ecco finalmente il momento di aprire il regalo. I regali di latta e lustrini si sciupano subito, io ho un regalo migliore. E’ una “corona” di luce da portare sempre con te. E’ la corona della conoscenza, della tolleranza, del rispetto, dell’amore per se stessi, perché solo amando te stessa potrai donare amore a chi ti starà accanto. Ma se userai male la conoscenza, se non rispetterai il prossimo, se non rispetterai il tuo pianeta, se non amerai te stessa, il fascio di luce si trasformerà in un fascio di spine che inietteranno nel tuo sangue un virus potentissimo, in grado di distruggere la popolazione dell’intero pianeta. Il male come il bene sono sempre esistiti e sempre esisteranno, proprio come te Rae sono nati prima del tempo, ma tu, piccola grande Rae hai il dovere di portare questo messaggio. Sei l’unica al mondo che riesca a portare la corona che oggi io ti dono, come io ero l’unico in grado di vederla quando era mia. Questa corona ti darà un nuovo potere, potrai conoscere la gioia di sollevarti in alto, al di sopra del mondo e di tutte le sue pene. Potrai restare su nel cielo fino a che tutte le tue domande avranno risposta e tutte le tue ansie si saranno dileguate.

E come tutte le cose che non si possono toccare con mano o vedersi con gli occhi, il tuo dono si farà sempre più potente fino al giorno in cui dovrai a tua volta donarlo a chi avrà compreso che le uniche cose che contano sono quelle fatte di conoscenza, verità e gioia, e non di latta e lustrini. Rae, questo è l’ultimo anniversario che festeggio con te, ma dai nostri amici, che mi hanno accompagnato fino qui, ho imparato che se non posso venire da te, è perché ti sono già accanto. Tu non sei piccola perché sei già cresciuta, non hai compleanno perché sei sempre vissuta, non sei figlia di mamma e papà, ma loro compagna di avventure, in viaggio alla scoperta delle cose del mondo per capirle.
Al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre,di tanto in tanto ci incontreremo, quando ci piacerà, nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire
LUIGINA GANAU


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