.
Eolo
recensioni
DOSSIER DIGITALE: ZACHES E CLAUDIO MILANI
OGGI DUE ARTISTI COMPLETAMENTE DIVERSI RISPONDONO ALLE NOSTRE DOMANDE


OGGI PER IL NOSTRO DOSSIER ABBIAMO DUE ARTISTI COMPLETAMENTE DIVERSI : LA COMPAGNIA ZACHES E CLAUDIO MILANI

Come vi siete avvicinati al mezzo digitale, a quale mezzo e con quali motivazioni ?

In realtà dalla necessità, come tanti durante il lockdown ci siamo interrogati su quali strade poter percorrere per non soccombere...Ci è stata fatta inizialmente una proposta da Fondazione Toscana Spettacolo che ci ha messo un po' in crisi, ovvero proporre una lettura in streaming o live streaming. E' stato un momento di grandi discussioni tra di noi, la sensazione era di tradire il teatro, una sorta di lento omicidio, fatto di connivenza con il nuovo mezzo, il digitale! Poi nelle nostre riflessioni abbiamo anche pensato a come i teatranti fossero stati banditi con la conversione al cristianesimo intorno al V secolo D.C e nonostante questo trovarono altri modi per poi rinascere qualche secolo dopo...Insomma, ci siamo convinti che questo fosse solo un mezzo momentaneo e che il teatro è insostituibile...Da qui abbiamo cercato di immaginare una modalità che fosse sì teatrale, ma dandoci la possibilità di sfruttare le potenzialità della videocamera, ovvero la sua capacità di amplificazione del dettaglio, la potenzialità di passare dal grande, al medio al piccolissimo...
Abbiamo quindi deciso di accettare la proposta e fare un live streaming, ma non di una lettura come ci era stato suggerito, ma di mettere subito sul banco di prova il teatro di figura ed estratti di uno spettacolo che non aveva avuto modo di debuttare a causa del lockdown, ovvero Racconti dal Bosco. Non sapevamo neanche dove poter provare dato che i teatri erano ancora chiusi, quindi passato il lockdown totale, abbiamo svuotato una sorta di garage dell'attrice e abbiamo allestito quello spazio.

In questo ambito quali difficoltà e quali opportunità avete riscontrato nel vostro lavoro e nella relazione con il vostro pubblico ?

Sicuramente la difficoltà più grande è stata capire i mezzi tecnici necessari a mettere in pratica le nostre intenzioni, non avendo alcuna esperienza in merito alle dirette video. Ci immaginavamo un piano sequenza unico immersivo e suggestivo, che seguisse l'attrice in ogni suo movimento, che passasse fluidamente da inquadrature strette a piani più larghi, quindi ci voleva un mezzo tecnico leggero e maneggevole per l'operatore, ma allo stesso tempo un mezzo che potesse garantire una certa qualità audio/video. Il primo esperimento in assoluto, a giugno 2020, ci ha sorpreso molto: è stato esaltante da un punto di vista di linguaggio, ma deludente da un punto di vista tecnico, non avevamo tenuto in conto che la qualità di trasmissione era data dalla banda in upload per esempio, e non avevamo un segnale stabile. Inoltre, a giugno più di adesso, non erano ancora state potenziate le connessioni, per cui in molti percepivano le immagini in modo scattoso e l'audio come un gran caos. Abbiamo fatto esperimenti a riguardo per almeno 5 mesi, prima di trovare un buon compromesso tra esigenze tecniche e qualità di trasmissione. Un mondo nuovo. Lo spettacolo nel frattempo è cambiato radicalmente tanto che abbiamo deciso di chiamarlo in un altro modo: Sibylla Tales.

Per quanto riguarda il pubblico, fin dal primo claudicante esperimento, c'è stato un grande interesse e di sicuro ci ha permesso di mantenere una relazione che altrimenti sarebbe stata interrotta. Inoltre le realtà con cui abbiamo collaborato fino ad ora (da Straligut a FTS a Spazio Rossellini) hanno fatto un gran lavoro di coinvolgimento di pubblico, soprattutto scolastico, quindi da questo punto di vista non abbiamo avuto nessuna difficoltà, anzi... abbiamo iniziato ad ottobre a fare esperimenti di coinvolgimento delle scuole attraverso l'uso della LIM e in stretta collaborazione con Straligut Teatro che stava sviluppando una piattaforma online, ILSONAR, proprio per i live streaming e il primo esperimento lo abbiamo fatto insieme con le scuole di Monteroni d'Arbia (SI). Dire che ha funzionato è poco, la possibilità di interagire con bambini, ragazzi e adolescenti in orario scolastico attraverso la LIM e le piattaforme digitali, mostrare loro in live streaming uno spettacolo, parlare insieme di teatro, di racconti, di simboli ed emozioni è uno dei modi possibili per aiutare un sistema scolastico in grande affanno e per mantenere una relazione con l'arte e con lo spettacolo artigianale (pur se in digitale) che attualmente è negato.


Avete scoperto cose nuove e utili per la vostra poetica, continuerete la vostra sperimentazione anche dopo ?

Abbiamo scoperto senz'altro un'inclinazione verso un tipo di visione che ci appartiene, un lavoro sulla figura e l'immagine ricco di potenzialità.
Paradossalmente ci siamo accorti che la nostra poetica può essere mantenuta, anche se traslata, in un linguaggio e con modalità totalmente diverse. Il nostro lavoro, insomma, non ci sembra snaturato o tradito, ma anzi è stato così alimentato in un periodo in cui rischiava un grosso tracollo. Siamo partiti con forti pregiudizi, adesso stiamo cercando di fare spazio per accogliere uno stupore nuovo.
Tra l'altro abbiamo realizzato che anche un grande artista, nostro punto di riferimento da sempre, Jan Svankmejer, ha fatto un percorso analogo, ovvero dal teatro di figura si è spostato al cinema di animaziomne, chissa...senz'altro non lasceremo il teatro, e di sicuro riteniamo che l'emozione del teatro in presenza sia un'altra cosa, ma appunto un'altra cosa, senza voler dare giudizi negativi o positivi. Il fascino si sedersi fianco a fianco con amici o sconosciuti, immergersi nel buio, lasciarsi attraversare dalle emozioni della scena, ma anche da quelle degli altri esseri umani che sono attorno a noi. E' appunto un rituale, la sua origine è rituale e questa essenza, anche se tradita da un atteggiamento ormai consumista in tutto, rimane e in qualche modo, silenziosamente, ci attraversa.
In ogni modo di sicuro proseguiremo la ricerca anche nella nuova direzione che abbiamo intrapreso.

COMPAGNIA ZACHES

--------------------------------------------

Come ti sei avvicinato al mezzo digitale, a quale mezzo e con quali motivazioni?

La risposta alla domanda "con quali motivazioni?" è: volevamo incontrare il nostro pubblico e c'erano tutte le premesse per poterlo fare.
Le premesse e il percorso di avvicinamento sono stati questi:
Nel novembre del 2020, dietro suggerimento di Cira Santoro di ATER Fondazione, abbiamo iniziato a pensare (la compagnia MOMOM: Claudio Milani, Elisabetta Viganò, Andrea Bernasconi e Simona Cattaneo) alla produzione di 24 brevi video che fossero un calendario d'avvento digitale (La Conta di Natale 2020 / 1-24 dicembre 2020).
Abbiamo ritenuto che il nostro lavoro teatrale potesse generare una (per noi) nuova modalità comunicativa che in questo tempo era una delle poche percorribili, proprio perché la tipologia di lavoro che ci si prospettava aveva alcune premesse di pensiero indispensabili al nostro agire.
Le riporto sinteticamente.

Il qui e ora
In teatro l'incontro che avviene tra attore e spettatore trova nelle due parole “qui e ora” l'incrocio di tempo e spazio condiviso.
Nella progettazione degli interventi ci siamo staccati dalla parola teatro e da molte delle sue possibili accezioni per appoggiarci ai concetti di “qui e ora” che lo definiscono.
Il “qui” è un numero: 2. Due spazi, quello di chi viene ripreso dalla camera e registrato dal microfono e quello di chi fruisce della visione e dell'ascolto.
I due spazi sono un qui presente per i soggetti interessati. Un qui che deve essere agito in entrambe le sue due dislocazioni per permettere ai corpi di sentirsi presenza viva all'incontro. Da una parte si agisce, dall'altra si agisce. Da una parte un'emozione guida l'azione, dall'altra l'emozione generata, attivata, guida l'azione del nucleo che fruisce. La fruizione non è più passiva: lo spazio, diviso, separato da distanze non prevedibili, diventa uno spazio con-diviso.

L'ora, l'appuntamento, non è solo il tempo della messa in onda (ogni giorno, esattamente alle 17.30), è un “ora” che sta sopra, più in alto, di chi sta da una parte e chi sta dall'altra del qui.
È un conto alla rovescia (avvento, 24 giorni prima del 25 dicembre) che si sostanzia di attese costruite e interiorizzate nella cultura in cui apparteniamo.
A questo “ora” superiore, condiviso, riconosciuto, si deve la potenza della coerenza della trasmissione.
Come mangiare l'anguria a ferragosto. Come fare il conto alla rovescia di 10 secondi a Capodanno.
I ventiquattro giorni prima di Natale sono stati l'onda di tempo perfetta da cavalcare con il surf di un incontro leggero, che entra con delicatezza e in punta di piedi nelle case e nelle scuole di chi lo riceve.
A questo tempo, a questo “ora” condiviso, ogni evento giornaliero si è agganciato, come a un contenitore conosciuto.

La ritualità

Una precisa e studiata ritualità, inserita in ogni incontro, ha trovato il suo specchio nelle ritualità che chi fruisce ha potuto creare.
Da una parte l'inizio con la casella del giorno, dall'altra: “Alle 17.30, tutti lì davanti”; “È la nostra storia della buonanotte, non possiamo più farne a meno”; “Non devo più neanche dire dopo andate a letto, lo fanno da soli”.
Da una parte un piccolo racconto, una poesia, un gioco di teatro, dall'altra: “Il signore delle storie ci ha raccontato una poesia”; “Il mio preferito è Tobia”; “Guardano la puntata del giorno e poi sempre la 4”.
Da una parte un'azione umana che sottende emozioni che termina con l'apertura di una busta, consegna a chi ascolta, dall'altra: “Ho trovato un cioccolatino nella scarpa”; “Abbiamo cantato a più voci”; “Sotto il mio cuscino e quello di mio marito c'era un biglietto”.

La scelta della forma

In questo tempo si è creata una nuova abitudine visiva e sonora. Quella del collegamento da casa. Le insegnanti con i bambini, le trasmissioni televisivi con i propri ospiti, incontri di lavoro in stanze virtuali, conferenze e discussioni, tutto si muove secondo precisi nuovo paradigmi.
Inquadratura fissa. Persone che non si muovono. Sfondi improbabili.
A questa consuetudine creata proprio negli ultimi mesi ci si è appoggiati. Le riprese sono state a camera fissa, in una casa, ma con tutti gli accorgimenti che questo nuovo spazio consente alla creatività dell'arte.
La camera fissa è un palco con quinte perfette. Fuori dall'inquadratura tutto è nascosto, pronto per entrare in scena e non solo a destra e sinistra, ma anche sopra e sotto.
Nell'inquadratura, tutto può diventare ritualità, ad esempio: buste attaccate al muro che diminuiscono ogni giorno che una viene staccate o le luci che sono sempre lì, ma dopo qualche giorno iniziano a cambiare colore.
I particolari, tutti i particolari su cui gli artisti pongono attenzione, sono, per chi guarda e coglie, la novità rispetto alla forma (inquadratura fissa, persone che non si muovono, ...) a cui queste nuove modalità di trasmissione stanno abituando piccoli e grandi.
Questa forma giustifica e sostanzia la trasmissione da uno spazio non teatrale e concorre a rendere visibili e gemelli i qui di cui già abbiamo scritto.
La meravigliosa imprecisione umana

La tecnologia di trasmissione e fruizione è quella a cui siamo abituati (grandi e piccoli) per lo svago e la comunicazione. Quella tecnologia la usiamo per vedere video, costruiti professionalmente e non, che sfruttano ampiamente e magistralmente le possibilità che i mezzi offrono. Si pensi ai film di animazione, ai giochi elettronici, alla pubblicità...
Con la stessa tecnologia viene fatto viaggiare un prodotto che non può concorrere per mezzi di realizzazione, ma che ha nell'umano la sua più preziosa caratteristica.
I titoli di apertura e chiusura sono su cartelli di carta agiti direttamente davanti alla camera di ripresa. Gli oggetti sono quelli di casa. L'imprecisione è quella di creare in uno spazio che non consente la partecipazione a segretarie di redazione o tecnici del suono.
La ripresa audio è quella che implica il rimbombo della stanza, l'imprecisione del suono.
La messa a fuoco è fatta con un tocco ed è uno stacco visibilissimo.
Molte altre, forse tutto quello che è stato creato, anche gli errori e le imprecisioni incidentali, sono riconducibili a quell'umano che unisce, che crea partecipazione e incontro.

La drammaturgia

Due linee di drammaturgia.
Una è interna a ogni giornata, si appoggia alla ritualità e gioca sulla sorpresa continua, alla variazione inaspettata, al costruire sempre più, alla definizione e cura di semplici particolari.
La realizzazione dell'incontro del giorno si basa sull'esperienza artistica degli attori coinvolti: narrazione, pupazzi, uso degli oggetti.
Se il mezzo, la forma e il tempo cambiano rispetto alla creazione in teatro, non lo fanno la sostanza, l'anima artistica, l'intuizione comunicativa, che in tutta la loro possibile potenza sono state utilizzate nella creazione di ogni singolo evento.
C'è però una drammaturgia superiore, studiata, casella per casella, saltellante come il cavallo sugli scacchi, che crea una riconoscibilissimo rito e ne nasconde un altro, più sornione, per accompagnare chi guarda fino all'arrivo, a quel 24 che tutti si aspettano, a quella parola, fine, che è il sipario che si chiude.
Questa drammaturgia che ha avuto cura di accompagnare, accogliere, far conoscere, consente di accelerare, di spingersi un poco più in là, forti e consapevoli che, anche se tutte le puntate attuali e precedenti sono visibili, quella che è attesa si può vedere solo il giorno dopo.
I bambini stanno giocando sulla luna
Dietro ai progetti, a volte, stanno riflessioni sedimentate da altro, da incontri con insegnanti, da laboratori fatti in presenza e online, nel foyer del Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno e nell'internet tra Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia.
Un pensiero, una metafora, una considerazione sottesa al lavoro: i bambini stanno giocando sulla luna.
I bambini, nella loro esperienza di vita, hanno già integrato questo nuovo temporaneo modo di vivere. Un bambino di tre anni ha passato poco meno di un terzo della sua vita vedendo adulti con mascherine, disinfettanti per le mani e distanze tra le persone. Ne è già abituato. Ne ha fatto rito e si domanda: a cosa posso giocare? E gioca.
I bambini hanno smesso di farsi domande sulla tuta spaziale. Saltano sulla luna a gravità ridotta e volano. Si nascondono sulla faccia del satellite che nessuno vede. Giocano con i robot e gli alieni.
I grandi, nella tuta spaziale, sono preoccupati (giustamente) dell'afflusso di ossigeno, della regolazione dei controlli e della tenuta stagna. Qualcuno non riesce neppure a entrarci. Altri soffrono di claustrofobia. È lecito e da comprendere.
Ma per stare con i bambini è necessario indossarla. Sapendo che sulla luna non si sta per sempre. E che sulla luna si può saltare più in alto, vedere meglio le stelle e anche (forse soprattutto) guardare la terra come non la si è mai vista e pensare a cosa si farà quando su quel pianeta azzurro si tornerà.
Sulla luna, poi, potremo tornare volentieri a giocare.



In questo ambito quali difficoltà e quali opportunità avete riscontrato nel vostro lavoro e nella relazione con il vostro pubblico?

La difficoltà è quella dell'uso della tecnologia. Creare un video bello può richiedere una elevata competenza tecnica che fa riferimento alla ripresa cinematografica e televisiva, competenza che afferisce a un fare artistico che non ci appartiene. Per superare questa difficoltà ci siamo appoggiati a quella consuetudine di connessione online di cui abbiamo scritto sopra: l'abitudine diffusa a inquadrature e audio da connessioni zoom. Lì abbiamo agito e il perimetro tecnologico è stato facilmente raggiungibile.
La relazione con il pubblico è stata sorprendente. Abbiamo scoperto una nuova modalità di interazione che si è creata nei canali di appoggio alla Conta di Natale 2020, soprattutto Facebook.
Le connessioni ai video sono state più di 70000, con una media per "puntata" di circa 2900 visualizzazioni. Posso stimare che circa 2500 nuclei hanno visto la Conta di Natale: tolti i pochi adulti che hanno guardato i video senza bambini il resto del pubblico era costituito da famiglie e classi scolastiche. Questa ampia fruizione è sicuramente stata consentita dall'uso del mezzo digitale e dall'indispensabile supporto e promozione di ATER fondazione: è stata creata una piattaforma per lo streaming video e i teatri di ATER hanno concertato una ottima ed efficace rete di diffusione attraverso i social.



Avete scoperto cose nuove e utili per la vostra poetica, continuerete la vostra sperimentazione anche dopo ?

La Conta di Natale è nata con indispensabili premesse collegate a un tempo condiviso.
Se dovessero riproporsi condizioni simili che consentano quello scambio emozionale vissuto in questa esperienza non escludiamo di poterci avvicinare di nuovo a questo canale di comunicazione per la realizzazione di progetti per i bambini e i loro adulti di riferimento.
Per poter produrre la Conta ci siamo dovuti interrogare sull'essenza dell'incontro umano che sta alla base del nostro agire teatrale per cercare di tradurre la stessa essenza in un'altra forma e con altri mezzi. Questo percorso di riflessione ha sicuramente rafforzato i principi sottesi al nostro agire artistico.

CLAUDIO MILANI








Stampa pagina  Link alla pagina

Segnala questo articolo ad un amico:

Tuo nome

Tua mail

Nome amico

Mail amico




Torna alla lista