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Eolo
recensioni
LE RECENSIONI DI SEGNALI 2021/PRIMA PARTE
A CURA DI MARIO BIANCHI,AMELIA NATALIA BULBOACA E GUIDO CASTIGLIA CON LE FOTO DI MASSIMO BERTONI

Guarda le foto di Massimo Bertoni

Finalmente, dopo la lunga pausa dovuta all’emergenza sanitaria che ne ha proibito l'anno scorso la realizzazione, è tornato alla grande, a Milano, addirittura per 4 giorni,dal 28 Giugno al 1 luglio,” Segnali" lo storico Festival di teatro dedicato all'Infanzia, giunto alla trentunesima edizione, realizzato e sostenuto meritoriamente dalle due strutture organizzatrici, il Teatro del Buratto ed Elsinor Centro di Produzione Teatrale, sotto la direzione tutta al femminile di Renata Coluccini e di Giuditta Mingucci e con la generosa collaborazione delle Compagnie partecipanti, dopo che la Regione Lombardia, che lo aveva inventato, si è colpevolmente ritirata finanziariamente dal progetto.
La manifestazione, una delle più longeve d'Italia, nata su impulso di Regione Lombardia, come “Vetrina” per promuovere la produzione teatrale del territorio, ha percorso un lungo e variegato cammino che lo ha portata definitivamente ad essere organizzata a Milano e a costituirsi come Festival nazionale e internazionale.
Una edizione questa che potrebbe avere come sottotitolo “Largo finalmente agli artisti” perchè, nell’ottica di intercettare i mutamenti e le tendenze del teatro ragazzi ed individuare il valore artistico ed educativo del teatro per i più giovani, "Segnali" ha proposto in questa edizione ben 25 spettacoli, rappresentativi dei suoi diversi linguaggi, e della variegate ricerche formali e contenutistiche che lo compongono.

Ma ricordiamo anche che, come da tradizione, il Festival ha organizzato in streaming, nei due anni precedenti, la cerimonia di consegna degli Eolo Awards, gli encomi dedicati alle eccellenze del Teatro per l'infanzia italiano,organizzato dalla nostra rivista, anticipata quest’anno al 6 maggio, dove per l' occasione è stato inoltre inaugurato anche il Premio di Drammaturgia, volto alla valorizzazione e allo sviluppo di nuovi testi destinati al pubblico giovane. La giuria, composta da Pino Di Bello, Simona Gonella, Brigitte Korn-Wimmer, Bruno Stori e coordinata dalla direzione artistica, ha premiato il testo “Passi” di Marco De Rossi.
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Abbiamo detto 25 appuntamenti, tra spettacoli veri e propri, presentazioni di progetti, ascolti filosofici, dimostrazioni pubbliche di esiti laboratoriali, narrazioni digitali, che Eolo ha voluto tutti monitorare, coinvolgendo critici di ogni età, artisti, testimoni, proprio perché Segnali è stato un momento importante di condivisione totale di tutto il settore. Un' edizione importante che ci ha regalato alcuni spettacoli di grande spessore, altri di ottimo repertorio, alcuni ancora da definire, soprattutto a causa dello stop dovuto alla Pandemia, ma che in generale ha dimostrato come il Teatro ragazzi italiano sia capace di utilizzare egregiamente ogni tipo di linguaggio per scandagliare un'infanzia in continuo cambiamento, anche se ancora una volta abbiamo notato la difficoltà a parlare ai cuccioli più piccoli, mentre abbiamo notato che le creazioni per gli adolescenti sono per fortuna aumentate con ottimi risultati.
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Tra la presentazione di spettacoli ancora in gestazione abbiamo assistito con enorme piacere a “Rumori nascosti” la nuova creazione di Emanuela Dall'aglio,maestra del Teatro di figura che verrà prodotta in collaborazione dal Teatro del Buratto e CSS di Udine, ispirata al libro “Lupi nei muri” di Neil Gaiman, una storia dal sapore contemporaneo, ambientata in una casa che si apre e si snoda tra scale, porte e stanze, un’avventura dove i rumori nascosti , gli scricchiolii, le porte che cigolando generano suoni, evocano immagini, spingendo la mente della protagonista Lucia a combattere creature paurose e mitiche, prima informi e poi sempre più concrete, prendendo connotazioni lupesche, animale stereotipo delle paure notturne. Verso fine anno, lo spettacolo, di cui in un video abbiamo già visto alcuni momenti salienti, dovrebbe essere pronto e non vediamo l'ora di raccontarvelo.
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Briciole di Pollicino prodotto da Fondazione Sipario Toscana è stata invece una installazione per suoni, voci, pensieri, un progetto di Geometria delle Nuvole, realizzata in collaborazione con Adartel Danza Arte Teatro, attraverso l' elaborazione drammaturgica di Giulia Paoli e Chiara Pistoia. Briciole di Pollicino è una curiosa e significativa installazione, connessa al più ampio progetto Radio Pollicino, nata con l’intento di raccogliere, sistematizzare e diffondere le voci dei bambini e delle bambine, raccolte in anni di laboratori e attività teatrali e non solo, realizzati nelle scuole. Voci e pensieri che riguardano non solo i vari aspetti della realtà, ma anche le emozioni più profonde che caratterizzano l'animo umano. Il progetto Radio Pollicino non è solo una installazione, ma è anche una pratica laboratoriale, una radio podcasting, una live performance.
Giulia e Chiara, attraverso il nostro cellulare, ci hanno condotto in un bosco di sensazioni, suoni, voci, pensieri, parole, in cui abbiamo avuto la possibilità di trovare e ascoltare i misteriosi tesori che ogni bambino custodisce. Una specie di vero e proprio cammino filosofico, creato dai cuccioli d'uomo, un viaggio sorprendente nei pensieri di bambini e bambine tra i 5 e i 13 anni, colti nella meraviglia del loro sguardo, maestri di strade dimenticate o inascoltate. In questo modo si è creato un vero ponte di comunicazione tra mondo dell’infanzia e degli adulti, dove i maestri sono stati i bambini e noi gli allievi che ci aprivamo a territori nuovi e inaspettati.
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PULCETTA DAL NASO ROSSO /KOSMOCOMICO TEATRO
di Valentino Dragano
costumi Alessia Bussini

Non potevamo che iniziare da questa meraviglia scenica la nostra modesta disanima degli spettacoli visti al Festival milanese, perché, nella sua solo apparente facilità e nel contempo felicità espressiva, lo spettacolo di Valentino Dragano ci ha fatto capire quanto il Teatro per l'infanzia abbia in sé tutte le meraviglie del mondo e quanto ci è mancato ed è mancato ai bambini e alle bambine dell'universo, in questo travagliato periodo che ci ha privato dei suoi stupori e prodigi. Ci ha fatto capire anche con estrema leggerezza come crescere comporti una ricerca continua di noi stessi anche e soprattutto a contatto con il mondo che ci circonda . E lui Pulcetta, questo lo sa bene, lui che di mestiere faceva il clown, il pagliaccio, quello che fa ridere. Nel circo dove lavorava, faceva ridere i bambini, faceva ridere i vecchi, gli arrabbiati, quelli stanchi, quelli allegri, tutti. Pulcetta faceva ridere proprio tutti! Un giorno però, accadde qualcosa di inaspettato, qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e non solo la sua : Pulcetta aveva perso... IL NASO ROSSO!!! Aveva cercato dappertutto, frugato nelle tasche, sotto la pista del circo, niente da fare, il Naso Rosso era sparito. Bisognava assolutamente ritrovarlo! Pulcetta aveva deciso che l’indomani sarebbe andato a cercarlo, qualcuno doveva pur aver visto il suo naso! E infatti il giorno dopo di buona lena , disperatamente, il nostro carissimo amico si è messo a cercarlo il suo naso. Vagando per il mondo, per tutto il mondo tra cielo, terra e mare, ha provato a chiedere a tutti quelli che incontrava se per caso lo avessero trovato, il suo naso, perchè lui senza quel naso non avrebbe fatto più ridere il suo pubblico e allora è come se non fosse più esistito . Lo ha chiesto al fenicottero, a delle galline, alla giraffa, alla lumaca che la sua casa non la perderà mai perchè ce l'ha sulle sua spalle, ai pesci del mare, perfino alla Luna. Si perde anche nella foresta mentre passano tutte le stagioni e arriva l'inverno e dopo l'inverno per fortuna è arrivata la primavera con le farfalle a volare vicino a lui. E tutti, proprio tutti i personaggi che Pucetta trova, perfino il mare e un paese con le luminarie a festa, escono e si compongono miracolosamente dal suo costume, mentre sulla scena si rincorrono danze, musiche, canzoni, testi comici e poetici. Comunque dopo tutto quel vagabondare era proprio disperato il nostro Pulcetta senza il suo naso, finché ( come del resto fanno tutti quelli che si trovano in difficoltà che pensano insormontabili ) si accorge che il naso rosso è sempre stato lì dove doveva essere, dentro di lui, solo che non l'aveva più visto, solo che lui nella sua ricerca piena di rimpianto e disperazione, non se ne era accorto. Ma ora per fortuna nostra e dei bambini il naso è tornato al suo posto e Valentino può portare in giro ancora per tutti i teatri che lo volessero “Bruttino, Piccolo Passo - Storia di un’ocarina pigra, I musicanti di Brema e persino Cattivini”

STORIA DI UN NO/ARIONE DE FALCO
di e con
Annalisa Arione, Dario de Falco
autori, regia e cast

Dopo averci raccontato la lunghissima amicizia di una fragile donna anziana con un bambino, diventato grande, Annalisa Arione e Dario de Falco, ancora una volta senza scenografie di sorta, affidandosi alla loro capacità di creare spazi di forte immaginazione dove si muovono personaggi ricchi di senso e di storie, ci narrano dell'affacciarsi all'amore di Martina che di anni ne ha pochi, solo quattordici, ma nel medesimo tempo vogliono raccontarci altri percorsi di vita, restituendocene tutte le possibili sottolineature esistenziali.
Martina è una ragazza come tante altre : non ha molti grilli per la testa, certo non ha più la mamma, ma ha un padre quasi perfetto. Un padre che fa delle lasagne buonissime, un padre molto apprensivo, come è giusto che sia, forse troppo, che la chiama ancora Pulcino, non accorgendosi che Martina è diventata ormai grande e che avere le prime mestruazioni a quell'età è una cosa normalissima. Ma lui che vede la sua bambina diventare donna, piange, perchè a volte le emozioni arrivano prima delle parole che servono per spiegarle.
Nel gioco teatrale del racconto e dei gesti che riempiono lo spazio vuoto di sentimenti, che subito ci paiono visibilissimi , seguiamo Martina, a scuola, ne conosciamo le amiche, i compagni del primo e dell'ultimo banco, i desideri, i primi ammiccamenti con l'altro sesso, finchè finchè …. entra in scena Alessandro : Alessandro quello della Terza C. Alessandro ha 16 anni, una felpa firmata e una cosa a cui tiene tantissimo: il ciuffo che ogni mattina si aggiusta puntigliosamente davanti allo specchio. Alessandro che non ha un papà, meraviglioso pur nelle sue debolezze, come Martina, vive con due genitori sempre in lotta tra loro, ma così tanto che Alessandro deve mettere la testa sotto il cuscino per non sentirli gridare. Forse è per questo che Alessandro è tenebroso, oscuro, inquieto.
Annalisa Arione e Dario de Falco seguono parallelamente e puntigliosamente il rispettivo avvicinamento dei due ragazzi tra desiderio e tentennamenti, sino al primo bacio. Lo seguono aggiungendoci anche il giusto distacco dell'ironia ma anche la consapevolezza di come ogni cosa che attraversa quell'età così fragile che Alessandro e Martina stanno attraversando è piena di rischi , dove a volte le emozioni arrivano prima delle parole che servono per spiegarle.
Non vi diremo come finirà il corteggiamento tra i due ragazzi, lo vedrete in scena, vi diremo solo che Martina non solo con le mestruazioni diventerà una donna, una donna consapevole che scegliere il proprio compagno di vita, anche se ci attrae in modo forsennato, anche se lui ci incoraggia in ogni modo, è una cosa difficile da ben ponderare : deve essere soprattutto adatto a noi e ai nostri bisogni e anche Alessandro comprenderà che l'amore non deve essere mai confuso con il possesso, anzi è proprio il contrario, se proprio vogliamo bene al nostro amato, dobbiamo noi adattarci a lui e alle sue esigenze, scambievolmente.

IL MIGLIORE DEI MONDI / ELSINOR
Di Magdalena Barile Regia Michele Di Giacomo
Con Camilla Berardi, Michele Di Giacomo
Videoscenografie e operatore Cugeeno Benatti

Bene ha fatto Elsinor in “ Il migliore dei mondi” ad avvicinare al Teatro per l'Infanzia un' autrice come Magdalena Barile che seguiamo da parecchio tempo e che apprezziamo per i suoi testi sempre attenti alla contemporaneità. La medesima avventura era avvenuta per lo spettacolo “ Amici per la pelle” dove il Teatro del Buratto aveva chiesto a Emanuele Aldrovandi e Jessica Montanari di scrivere un testo che ha sortito bellissimi effetti.
I due autori, non avvezzi alla scrittura per l'infanzia , avevano però interagito continuamente con Renata Coluccini che da decenni scrive e dirige spettacoli per ragazzi, adeguando in modo perfetto il testo  al sentire bambino l'incontro tra un'asina e un ragazzo. Purtroppo nello spettacolo di Elsinor questo avviene solo in parte, pur avendo in scena e alla regia Michele Di Giacomo un altro artista che amiamo particolarmente e una giovane attrice, Camilla Berardi che interpreta egregiamente il ruolo di una ragazza alle prese con il problema ambientale di cui gli adulti paiono disinteressarsi. Ma la storia non va al di là di un saggio dimostrativo di scontata evidenza, densa di stereotipi che il Teatro ragazzi, nel suo piccolo, ha imparato a superare da anni. Comunque auspichiamo ancora che autori italiani si avvicinino per creare nuovi testi al Teatro dedicato alI'infanzia, perché è importantissimo rinnovarlo, essendo anche consapevoli però  che non è così facile come, a primo acchito, sembrerebbe.

CONTINUA A CAMMINARE/TEATRO DEL BURATTO
testo Gabriele Clima, Renata Coluccini
regia Renata Coluccini
con Simona Gambaro, Stefano Panzeri
Progetto musicale Luca De Marinis, Raffaele Serra
Tratto dall’omonimo libro di Gabriele Clima

Protagonisti di questo spettacolo, che si ricongiunge idealmente ad un altro di Renata Coluccini del 2007 “Il ragazzo degli Aquiloni “, tratto dal dello scrittore americano di origine afgana Khaled Hosseini, che vedeva sempre in scena Stefano Panzeri, ambientato nell'Afghanistan martoriato dalla guerra, sono una ragazza e un ragazzo Fatma e Salim, questa volta intrappolati in una Siria devastata dalla guerra. Sono passati quasi 15 anni da quello spettacolo ma per l'adolescenza, che deve fare la guerra per colpa degli adulti nulla sembra cambiato. Fatma e Salim sono due ragazzi che meriterebbero, come tutti i ragazzi della loro età, di vivere tutti i sogni della loro età, ma non è così. Fatma cammina nel deserto sotto un cielo stellato verso un campo militare per compiere suo malgrado un' impresa distruttiva più grande di lei, Salim invece cammina con suo padre verso una linea d’orizzonte e come talismano ha un libro, un libro rosso,  appartenuto al fratello, un fratello speciale, Abed; Abed che non voleva mai arrendersi e che diceva che solo i libri possono fermare i kalashnikov, “perché se salvi i libri salvi la tua anima, e il tuo paese” Per questo Abed li cercava i libri per salvarli dalla distruzione, per questo aveva perfino fondato un giornale e teneva sempre un libro dalla copertina rossa in mano. Salim cammina da giorni, il furgone che dovevano prendere lui e suo padre non è mai arrivato e ora cammina verso un mondo forse migliore e lo deve fare a piedi, a piedi nel deserto di cui non si vede mai la fine.
Fatma ha tredici anni come Salim, Fatma che con i con suoi occhi da piccola stella di Damasco, cerca la bellezza in ogni luogo, “Per me ... la cosa più importante è fare bello il mondo” diceva. La bellezza crede di averla trovata soprattutto nel sorriso del fratello, perché anche Fatma ha un fratello, Khalid, con cui le piaceva guardare le stelle. Fatma avrebbe voluto andare a scuola a Damasco ma è stata costretta ad andare a scuola di Corano a Raqqa. Fatma crede in Dio, anche se a paura perché, come le ha detto il caro nonno “il guaio non è dio, ma quello che gli uomini ne fanno”. Ora però a Raqqa, Kalid non guarda più le stelle con lei, invece le ha fatto indossare una strana cintura con un filo elettrico che la avvolge tutta. Continua a camminare, Fatma! E Fatma continua a camminare...... Nel buio...... Nel silenzio..... Per la gloria del Signore. Ma Fatma non ci sta, vuole essere libera. Così Salim e Fatma sono riusciti ad incontrarsi in un campo profughi. Oggi Fatma e Salim continuano a camminare. Lo spettacolo, tratto dall'omonimo libro di Gabriele Clima con cui Renata Coluccini ha scritto il testo, segue separatamente (perché nonostante tutto il destino li porterà ad essere soli con sé stessi in un mondo sempre più respingente) la storia dei due ragazzi che Stefano Panzeri e Simona Gambaro (ancora per fortuna in Scena con meravigliosa evidenza ) consegnano in modo esemplare al pubblico di adolescenti, su un bellissimo progetto musicale, creato per l'occasione da Luca De Marinis e Raffaele Serra, dove anche i  suoni accendono l'effetto evocativo dei vari avvenimenti, connaturati con le emozioni dei due ragazzi. Tutto è espresso con delicatezza e acuto senso di pietà per i protagonisti della la storia narrata, in una scena dominata da una rilucente parete di lamiera, che soccombe con un suono lancinante, che ci avverte della morte di Abed.


NI HAO /LA PICCIONAIA -COMPAGNIA TPO
Lim Theater Prototype
a cura di Carlo Presotto - (ka luo) Davide Venturini - (zhao)

A Carlo Presotto e Davide Venturini, come è noto, piace trafficare con il Computer per inventare nuove avventure e spingersi verso paesaggi e mondi lontani. Questa volta è la Cina che interessa ai due amici, che per l'occasione hanno cambiato perfino nome. E' per questo che si affidano a Ni Hao, un gioco teatrale partecipativo ambientato in un paesaggio visivo, utilizzando creativamente quel marchingegno semplice e immersivo che è la Lim (lavagna interattiva multimediale). In questo modo Ni Hao diventa anche un modo per condividere dei “pensieri profondi” con i bambini.
Così nasce una presenza, un'atmosfera, uno sguardo differente dal solito dove i due amici narratori  sono in cattedra al posto della maestra. Presotto e Venturini, utilizzando il “Lim Theater Prototype” e scambiandosi quel ruolo, anche con una giovane spettatrice, ci narrano la storia di una bambina che si chiama Liz e della sua bufala che si chiama Xin Xen che vivono in una immensa campagna verde : e lo fanno dolcemente accompagnandoci in mondi lontani in cui possiamo comodamente immergerci, restando seduti sulla nostra sedia in classe, insieme ai nostri compagni  o se volete insieme agli altri spettatori del Festival.

IL FANTASMA DI CANTERVILLE /FACTORY COMPAGNIA TRANSADRIATICA
di e con Angela De Gaetano regia di Tonio De Nitto
Musiche originali Paolo Coletta Scene Porziana Catalano
Assistente scenografa Silvia Giancane

Prima o poi, saltabeccando tra letteratura e teatro, è facilissimo incontrare “Il fantasma di Canterville” il gustosissimo racconto umoristico scritto da Oscar Wilde nel 1887, vera e propria divertente parodia delle storie di fantasmi, ma non solo, anche metafora un po' impudente della differente civiltà di due mondi che parlano apparentemente la stessa lingua.
Al centro della trama vi sono le vicende della famiglia americana degli Otis, classica rappresentante della benestante nuova borghesia americana, che decide di acquistare un castello in Inghilterra, un castello, scopriranno increduli, abitato da un fantasma, quello di Sir Simon di Canterville, costretto a vagare nelle stanze del maniero per tutta l’eternità per aver ucciso la moglie.
Nello stile ironico e sarcastico di Wilde, scopriremo subito che a fare le spese di questo incontro, non saranno i numerosi componenti della famiglia americana, ma il povero fantasma, vessato da tutti, a cominciare dai due gemelli della famiglia Otis, Stars and Stripes, che gli combinano ogni serie di dispetti e da Washington, il loro fratello maggiore, fissato con il dover pulire assolutamente con un incredibile pulitore la macchia di sangue della moglie di Sir Simon, che dal Cinquecento resta sul tappeto della casa.
L'unica ad averne pietà del malcapitato fantasma è la giovane Virginia, che stringe con lui un rapporto di affetto e, piangendo e pregando per lui, ne spezza l'incantesimo che lo costringeva a vagare da secoli nel castello. La ragazza così, alla fine conduce i familiari dove si trova il cadavere di Sir Simon, che viene poi seppellito regolarmente con una bellissima cerimonia.
Virginia non è più piccola, ma è una vera e propria donna, torna con suo marito a pregare sulla tomba di Sir Simon. Una storia come si vede divertente che capovolge gli stilemi dei racconto gotico ma che vede sbeffeggiati gli inglesi con i loro riti sempre uguali, soppiantati dagli americani, proiettati nel futuro, fedeli al progresso,al denaro e alla scienza. Nello spettacolo di Factory la storia che abbiamo raccontato la viviamo attraverso tutte le emozioni che attraversano Virginia nel suo viaggio di crescita che la faranno diventare la migliore amica del fantasma, dalla curiosità, per un luogo così poco abituale per lei, come il castello alla paura per le improvvise apparizioni che vi si celano, sino alla consapevolezza di ciò che realmente vi accade. Un viaggio dunque di conoscenza e di maturazione.
Lo spettacolo di Factory Compagnia Transadriatica, pur reggendosi sulla bellissima prova di attrice di Angela De Gaetano che tratteggia tutto con gustosissima ironia, utilizzando tutte le possibili movenze possibili del suo corpo e sul suo testo che in modo spumeggiante segue fedelmente la trama di Wilde, si propone in modo perfetto anche attraverso il netto connubio con tutti gli altri elementi della Scena, dalla perfetta regia di Tonio De Nitto alle musiche originali di Paolo Coletta che, anche attraverso rumori ed effetti sonori, seguono emotivamente tutte le vicende raccontate, alle Scene di Porziana Catalano che in modo raffinato e non invasivo con pochissimi elementi ci trasportano direttamente nel castello di Canterville .


DIRE FARE BACIARE LETTERA TESTAMENTO
Teatro Koreja in collaborazione con Babilonia Teatri
Di Enrico Castellani
Con Giorgia Cocozza, Carlo Durante, Anđelka Vulić

Certo, essendoci lo zampino dei Babilonia, “Dire fare baciare lettera testamento” non poteva essere uno spettacolo come gli altri, e infatti così è stato. Non poteva raccontarci una storia dall'inizio alla fine, non poteva proporci una morale definitiva, ma doveva proiettarci direttamente dentro a ciò che vuole rappresentare e farcela sembrare viva e palpitante attraverso lampi di meravigliosa conoscenza e ripetizioni a cascata di senso : l'infanzia e il suo mondo. L'inizio è già straniante in questa direzione con Giorgia Cocozza, Carlo Durante, Anđelka Vulić che filano una lunga coperta di lana, eseguendo una specie di litania tambureggiante che si insegue di bocca in bocca. L' immagine delle tre Parche ci si insinua subito nella mente, ma Cloto, Lachesi, Atropo si dimostrano subito benigne avvolgendo i tre bambini in scena nella trama che hanno appena finito di filare. Sì certo ci sono tre bimbi in scena, Orlando, Ettore e Sara, come Enrico Castellani e Valeria Raimondi ci hanno abituato a vedere, come poco dopo, del resto anche il velocissimo e implacabile snodarsi di impegni a cui ogni virgulto deve sottostare da quando si alza sino a quando va a dormire. Poi lo spettacolo diventa in maniera performativa quello che vuole essere, un’ode al bambino, il manifesto di quello che è e che potrebbe essere, se gli adulti glielo lasciassero fare, di come s deve e si può diventare grandi insieme, attraverso esperienze di ogni genere. E qui avviene : adulto e bambino in Scena sono insieme nell'impresa. Per cui ecco che insieme preparano una torta, insieme costruiscono mondi con gli arnesi trovati nel garage del nonno, insieme bagnano la terra, piantando un arboscello che dovrà come loro diventare grande. E poi proseguendo in altri quadri diversi uno dall'altro lo spettacolo, ci invita a capire come essere bambini vuole dire anche lasciarsi andare alle emozioni più diverse come immergersi gioiosamente tra tuoni e pioggia, vivere senza avere paura del buio e perchè no..... anche preparare dei pop corn che guizzano nell'aria come fiocchi di neve! Non uno spettacolo dunque, nel vero senso del temine, ma un 'esperienza performativa che sottende un necessario manifesto di intenti per salvaguardare un'infanzia messa spesso in pericolo dalla nostra indifferenza e dalla nostra concezione del mondo, legata solamente al profitto e ai risultati immediati.

IN BOCCA AL LUPO/ FONTEMAGGIORE CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE
Di Marco Lucci
Regia Marco Lucci
Con Enrico De Meo, Valentina Grigò

Tenera e piena di spunti interessanti, seppur non ancora del tutto risolti, ci è sembrato “In bocca al lupo” che Fontemaggiore ha affidato al maestro di Teatro di figura Marco Lucci con in scena Enrico De Meo e Valentina Grigò che ci trasposta nello stesso bosco dove si è avventurata anche Cappuccetto Rosso. Ma questa volta la casa che vediamo sul palcoscenico non è quella della nonna, ma quella della famiglia del cacciatore che in assenza della moglie è rimasto da solo a doversi curare del piccolo Michele che si vedrà costretto a rincorrerle nel bosco. Il bambino tra capre conigli e lupi passerà avventure meravigliose e tornerà in casa in compagnia di nuovi incredibili amici della sua età. Sarà un viaggio di crescita per entrambi sia per il piccolo sia per il padre che avverrà attraverso incontri strani e portentosi, tra capre golose, lepri sentinelle e ovviamente lupi. Una storia, come si evince dalla trama, piena di risvolti gustosi che secondo noi avrebbe bisogno di essere meglio concatenata nei vari avvenimenti messi in scena che costringono i due interpreti a passaggi estremamente faticosi  non ancora sufficientemente risolti. Ma ciò avviene anche perché lo spettacolo ha bisogno ancora di essere rodato e offerto più volte, dopo questo periodo di stasi non voluto, ai bambini che apprezzeranno di certo una storia così strana e avventurosa.


NASO D'ARGENTO/PROGETTOG.G. E ACCADEMIA PERDUTA ROMAGNA TEATRI
Di e con Francesca Grisenti, Consuelo Ghiretti / Elena Gaffuri
scene: Donatello Galloni
pupazzi: Ilaria Comisso
musiche: Davide Zilli e Rolando Marchesini
Nel complesso riuscita la nuova e ambiziosa fatica di Francesca Grisenti  e Consuelo Ghiretti di Progetto G.G, al loro terzo progetto dopo i più che promettenti “Valentina vuole” e “Le Nid ,  che hanno deciso di mettere in scena  " Naso d'argento" una fiaba che non conoscevamo, della tradizione piemontese, inclusa da Italo Calvino nella sua raccolta Fiabe italiane . Protagoniste della fiaba sono le tre figlie di una lavandaia, vedova e povera. Carlotta, la maggiore, stufa della sua misera vita, desidera andarsene da casa anche se per farlo dovesse servire il Diavolo. E così viene accontentata, ed è qui infatti che fa infatti ingresso Naso d'argento, il Diavolo sotto mentite spoglie, che chiede alla madre una delle tre figlie al suo servizio. Carlotta non si lascia influenzare dal suo aspetto e va via con lui. Nella nuova casa, come accade del resto in Barbablù, l'uomo avverte la ragazza che esiste una porta che non dovrà mai aprire. Mentre Carlotta dorme Naso d'Argento le lascia una rosa tra i capelli. Ovviamente la ragazza apre la porta, trovandosi davanti all'inferno, il cui fuoco brucia la rosa, in questo modo Naso d' argento si accorge di quello che è avvenuto. La medesima cosa accade con la seconda sorella.
La terza, Lucia, però è più furba delle sorelle. La mattina dopo si accorge che Naso d'Argento le ha messo un gelsomino tra i capelli e lo mette in fresco perché non appassisca, poi va a sbirciare nella stanza proibita e trova le sorelle all'inferno.
Capita la situazione Lucia fa finta di niente: si rimette il gelsomino tra i capelli e Naso d'Argento è contento di vedere il fiore fresco. Successivamente Lucia riapre la porta e nasconde Carlotta in un sacco, poi dice a Naso d'Argento di aver preparato della biancheria che lui dovrà portare a sua madre: lui però non dovrà aprire il sacco, perché lei vede da lontano e se ne accorgerà. Lui teme che Lucia voglia derubarlo, ma posato il sacco per la strada Carlotta dal sacco esclama "Ti vedo!", così Naso d'Argento lascia perdere e porta il sacco dalla lavandaia, così che Carlotta è di nuovo a casa. Una settimana dopo Lucia riesce a far tornare a casa allo stesso modo anche l'altra sorella. Più avanti Lucia prepara una bambola grande quanto lei, poi si taglia le trecce e gliele mette in testa: Naso d'Argento crede che Lucia sia malata, mentre in realtà si è chiusa nel terzo sacco da portare alla lavandaia insieme a parecchio denaro di Naso d'Argento. In questo modo anche Lucia torna a casa, e la famiglia pianta una croce davanti alla porta così che il Diavolo non possa più tornare. Abbiamo voluto raccontarvi tutta la fiaba perchè ci è parsa assai intrigante e strana dove la bugia  da ogni parte la si vuole vedere ne condiziona tutti gli avvenimenti. Francesca Grisenti e Elena Gaffuri, che qui sostituisce momentaneamente Consuelo Ghiretti, si muovono, tra teatro d'attore e teatro di figura, per raccontare la storia nella grande e sofisticata struttura creata dal maestro Donatello Galloni, che si presta a rappresentare sia la casa delle ragazze sia quella infernale di Naso d'argento con tanto di porta dell'inferno mentre Lucia (perché ha gli occhi chiusi ?) ed il Diavolo, creati da Ilaria Comisso sono mossi dalle due attrici che donano loro caratteri ed espressività . Il tutto possiede ancora un ritmo non sempre lineare e una certa macchinosità ma sono difetti che secondo noi potranno essere eliminati con la continuità delle repliche e con il confronto con il pubblico dei ragazzi che certamente gradiranno una storia così strana e desueta.

 la recensione de Il re di fiori di Teatro Gioco Vita è su Krapp Last Post

www.klpteatro.it/il-piccolo-re-dei-fiori-teatro-gioco-vita-balletto-di-roma

MARIO BIANCHI

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IO E EINSTEIN / TEATRO LABORATORIO DI BRESCIA
di e con Jessica Leonello
regia Sergio Mascherpa

Cos’è la realtà? E l’identità? Io chi sono? Chi sono gli altri e perché non mi vedono come mi vedo io? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che la giovane Jessica si trova ad affrontare in un momento particolarmente delicato della sua vita: Jessica sta crescendo. Jessica è un turbinio di curiosità, di desideri, di domande e di dubbi che, da sola, non riesce proprio a districare. Per fortuna, il suo alter ego in questo tortuoso ma affascinante viaggio alla scoperta di sé, altri non è che lo scienziato dai capelli sparati in aria, l’uomo che non ha mai indossato calzini in vita sua, il padre della teoria della relatività: Albert Einstein. Io e Einstein è scritto e interpretato dalla bravissima e versatile Jessica Leonello e prodotto dal Teatro Laboratorio Brescia. Uno spettacolo per attrice e illustrissimo pupazzo, dalla scenografia minimalista ma efficace, che non ha paura di interpellare i segreti più grandi dell’universo e di metterli in relazione con il piccolo cosmo che ognuno di noi è. Per affrontare l’arduo cammino della consapevolezza interiore e della crescita, bisognerà affidarsi alla forza dell’immaginazione (‘L’immaginazione arriva prima della realtà’ - è il leitmotiv del pupazzo Einstein) e dell’aristotelica meraviglia, come fonte di ogni possibile conoscenza. E chi, più di un bambino che sta diventando grande, possiede questa capacità di meravigliarsi e di giocare con la realtà, anche se, a volte, tutto sembra così confuso e difficile? Ma, si sa, giocare è una faccenda seria (serio ludere) e, come i bambini quando giocano, spesso ci sentiamo giudicati dagli altri, esclusi, respinti, incompresi. C’era proprio bisogno di un Einstein a sbloccare l’impasse del ragionamento – la mente umana, questa prodigio dell’universo, è anche notoriamente incline ai vicoli ciechi e allo sconforto dinanzi a ciò che essa stessa percepisce come ostacolo – ricordandoci che tutto è relativo. La realtà? Quale realtà? La realtà semplicemente non esiste. Qui viene chiamato in aiuto il filosofo Nāgārjuna che di cose illusorie qualcosa ne sapeva, ma non bisognerà (non ancora magari) scomodare la śunyātā per venire a patti con il mondo circostante e con gli altri. Basterà ricordarsi che tutti vedono la realtà diversamente, secondo il proprio punto di vista e che la mente ci tende trappole e agguati in continuazione, per cui, a volte ci sentiamo come un albero di Natale che viene addobbato una volta all’anno, poi incellofanato, spedito in cantina e dimenticato, altre volte invece ci sembra di essere tanto bravi, brillanti e simpatici e altre volte ancora vorremmo essere dimenticati anche se… anche se il più grande desiderio, come ci confessa Jessica, è quello di non sentirsi più soli. Allora bisognerà avere la forza di affrontare le (apparenti) difficoltà e i pregiudizi (“è più facile spaccare un atomo che un pregiudizio”), nella consapevolezza che tutto è in relazione con tutto e che simo collegati agli altri come lo sono gli elettroni.
Risposte e soluzioni nemmeno il geniale Einstein riesce a darci ma forse qualcosa avremmo imparato: non perdere mai la capacità di alzare lo sguardo per ammirare le stelle sopra di noi (ma nemmeno loro sono là dove noi pensiamo di vederle), non lasciarci imprigionare e asfissiare dai limiti del nostro quotidiano, dalle cadute, dai sogni infranti, dai desideri inappagati perché…ancora una volta, tutto è relativo! Preservare invece anche solo un unico ricordo di un momento di pura felicità, cosi come l’abbiamo conosciuta nell’infanzia, al quale poi attingere, come a una preziosa provista di gioia e spensieratezza per gli anni a venire: ad esempio, il momento quando abbiamo strimpellato un piccolo violino vestiti da grillo.
Un’ultima nota sul pupazzo creato da Irene Lentini, davvero notevole nelle dimensioni, che si fonde con il corpo della strabiliante Jessica Leonello, sul palco a pochi giorni dal parto e alla quale vanno i nostri migliori auguri!
AMELIA NATALIA BULBOACA

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LA REGINA DELLA NEVE/TEATRO METROPOPOLARE
Regia: Livia Gionfrida
Con Giulia Aiazzi
Scene e costumi: Emanuela Dall'Aglio Spazio sonoro: Alessandro Di Fraia

“La regina della neve” è una fiaba complessa che può prestarsi ad interpretazioni tortuose oppure ad eccessive semplificazioni. Il Teatro Metropopolare di Prato invece è riuscito a restituirne un’interpretazione equilibrata grazie ad un’interessante percorso narrativo in equilibrio fra tre linguaggi che s’intrecciano in un gioco quasi mai sbilanciato.
La parola, la musica e una gestualità narrante, direi quasi simbolica, sono gli elementi che compongono la partitura drammaturgica di questo spettacolo.
La fiaba, che già quanto tale è allegoria aperta, diventa metafora contemporanea, dove il regno della regina della neve diventa attraente specchio dal quale farsi rapire per precipitare la propria anima in un affascinante mondo virtuale, per conquistare i diversi livelli del gioco e perdersi in un mondo digitale che si scolla dalla realtà fisica, dalla memoria e dai sentimenti.
L’attrice Giulia Aiazzi, con bravura, capacità e ironia gestisce la scena con disinvoltura e la sua abilità istintiva è sicuramente parte di un promettente percorso in divenire.
Le musiche, giustamente definite dalla compagnia “lo spazio sonoro”, sono effettivamente una narrazione che riporta costantemente lo spettatore nella dimensione del gelido virtuale; le azioni, spesso buffe e costruite come gestualità accattivante per il pubblico al quale si rivolge lo spettacolo (dai cinque anni) non sono banali e pennellano la storia di siparietti simbolici dal sapore di danza.
“La Regina della neve” del Teatro Metropopolare è quindi uno spettacolo meritevole di attenzione e proprio per questo motivo aggiungo una nota dal sapore interlocutorio: la brava Giulia Aiazzi ha delle qualità che meriterebbero essere ripulite da azioni descrittive ed interpretazioni dirette (non necessarie) di personaggi che a volte rallentano il suo gioioso ritmo narrativo, i bambini sanno leggere le trame meglio di quanto si pensi.
L’idea scenografica e drammaturgica dello specchio come luogo gelido e significante della storia, è un’idea che da sola potrebbe rappresentare lo spazio narrativo, liberando l’attrice da alcuni vincoli scenici oggettivi e lasciandola “volteggiare” in un gioco teatrale basato esclusivamente sulla scelta linguistica (parola, corpo e sonorità); ma voglio aggiungere che una compagnia teatrale in fase di ricerca di linguaggi adatti al proprio daimon, ha il diritto di sporcarsi le mani per imparare a ripulire il superfluo.
GUIDO CASTIGLIA



ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA SETTIMANA CON LE ALTRE RECENSIONI DI  ROBERTO ANGLISANI,  NICOLETTA CARDONE JOHNSON, CLAUDIO FACCHINELLI, ROSSELLA MARCHI.


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