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recensioni
LA PAZZIA DI ORLANDO
I PUPI DI MIMMO CUTICCHIO VISTI DA ROSSELLA MARCHI

LA PAZZIA DI ORLANDO – OVVERO IL MERAVIGLIOSO VIAGGIO DI ASTOLFO SULLA LUNA

Nell’ambito della rassegna “sotto l'Angelo di Castello: danza, musica, spettacolo" promossa dalla Direzione Musei Statali della Città di Roma e il Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo diretti da Mariastella Margozzi e curata e organizzata da Anna Selvi, è andata in scena l’arte dei pupi siciliani di Mimmo Cuticchio.

Un pubblico di adulti e bambini ha ordinatamente affollato il magnifico Cortile di Alessandro VI di Caste Sant’Angelo che, nella serata dell’11 settembre, ha potuto assistere ad un’opera preziosa: “La pazzia di Orlando - ovvero il meraviglioso viaggio di Astolfo sulla luna”. Giacomo Cuticchio, figlio di Mimmo, porta in scena l’amore, le battaglie e le imprese tratte dal ciclo dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto ma questa volta la scelta è quella di far entrare lo spettatore nella storia narrata rendendone visibili anche le tecniche della messa in scena: manca infatti il boccascena che normalmente nasconde i pupari e i cambi dei personaggi ma questa scelta non soltanto non sottrae nulla alla magia del racconto ma aggiunge la meraviglia e lo stupore della scoperta di meccanismi che solitamente vengono celati. I magnifici fondali che vengono ad uno ad uno srotolati ad ogni cambio scena, i meravigliosi paladini appesi tutti in fila, i passaggi dei personaggi che entrano ed escono dalla scena. Lo svelamento viene colto dallo spettatore con un sentimento di gratitudine in quanto sente di essere messo a parte dei “segreti” di un’arte antica. In scena Giacomo Cuticchio, straordinario cuntastorie, accompagnato dai manianti Tania Giordano e Giuseppe Graffeo. Le musiche sono composte per lo spettacolo e sono eseguite dal vivo dal Giacomo Cuticchio Ensemble. Sassofono, violino, violoncello e trombone accompagnano le gesta di Orlando e dei paladini di Francia in una location che mai fu più adatta: un castello che permette di rendere ancor più immersiva e indimenticabile la visione.

La storia è quella di Orlando che s’innamora perdutamente di Angelica ma, non ricambiato, impazzisce. Il contesto in cui questo avviene è la guerra che Agramante D’Africa dichiara alla Francia. Assistiamo a combattimenti spettacolari tra Cristiani e Saraceni scanditi nel ritmo da Cuticchio che, con uno zoccolo di legno, ribatte i colpi di spada dei paladini che quasi si fanno musica. Nella battaglia cade il Re Dardanello. Medoro e Cloridano si recano al termine della battaglia a cercare il corpo del loro re ma lì vengono sorpresi dai nemici che uccidono Cloridano e feriscono gravemente Medoro. Si trova a passare di lì Angelica che, accorgendosi che Medoro è ancora vivo, lo porterà in salvo. I due si innamoreranno perdutamente e sarà proprio questo amore di Angelica per un soldato semplice a rendere pazzo Orlando. Vagherà quindi in preda al delirio per campagne e monti finché Astolfo, cugino di Orlando, non andrà in cerca di lui trovandosi invece dentro un incanto. Il suo cavallo ormai perduto verrà sostituito con l’Ippogrifo, una strana creatura mezzo cavallo e mezzo grifone in grado di volare che lo porterà sulla luna alla ricerca del senno di Orlando. Sarà San Giovanni a consegnarglielo e finalmente Astolfo riuscirà ad aiutare il cugino Orlando a rinsavire. Non stupisce cogliere lo sguardo attento e partecipativo dei bambini presenti che, nonostante l’abitudine a linguaggi differenti, rimane coinvolto davanti ad un opera d’arte senza tempo. La generosità degli artisti che alla fine dello spettacolo si intrattengono con il pubblico, la cura con cui i paladini vengono riposti ognuna nella propria sacca con apposto il proprio nome, gli sguardi pieni di emozioni di adulti e bambini restituiscono il valore di un’arte dichiarata dall’Unesco Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità.
ROSSELLA MARCHI


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