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Eolo
recensioni
GIOCATEATRO 2013/LE RECENSIONI
LE RECENSIONI DI Mario Bianchi,Elena Maestri e Fabio Ridolfi

Twiribò (02) Twiribò (01) Il re pescatore (01) Il re pescatore (02) Pippi calzelunghe (01) Pippi calzelunghe (02) Il principe felice e la rondine d'inverno (01) Parole e sassi (01) Antartica (01) Antartica (02) Il gioco del lupo (01) Il gioco del lupo (02) Avrei preferito essere Jacques Cousteau (01) Avrei preferito essere Jacques Cousteau (02) B come Babau (01) B come Babau (02) Viaggio ad Auschwitz A/R (01) Viaggio ad Auschwitz A/R (02) Per questo! (01) Per questo! (02)

Dal 12 al 21 aprile 2013 si è svolta  a Torino, presso la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani e il Teatro Agnelli, la XVII edizione di Giocateatro Torino – Vetrina di teatro per le nuove generazioni con la direzione artistica di Graziano Melano.  Come sempre il clou della manifestazione, quest'anno  mercoledì 17, giovedì 18 e venerdì 19 aprile,  è stato quando i numerosi operatori provenienti da tutta l'Italia hanno potuto visionare alcune delle migliori produzioni piemontesi.
Inoltre l’edizione di quest’anno di Giocateatro Torino ha ospitato due eventi speciali. Con il contributo dell’Alliance Française di Torino e nell’ambito di Torino incontra la Francia GALOU LE BERGER della compagnia 3 Chardons di Parigi, uno spettacolo pensato per la prima infanzia – con attore e pupazzi in lingua francese e italiana – mentre in  collaborazione con “FLICalla10”, rassegna di eventi e spettacoli per i 10 anni di FLIC Scuola di Circo della Reale Società Ginnastica di Torino, è stato presentato sotto uno CHAPITEAU sito in Piazza d’Armi, ad ERA – SONETTO PER UN CLOWN della compagnia italo-belga MagdaClan Cirque Sous Chapiteau,
Giocateatro Torino è una manifestazione promossa e organizzata dalla Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani onlus, dalle Compagnie del Progetto Teatro Ragazzi e Giovani Piemonte (Assemblea Teatro, Coltelleria Einstein, Il Dottor Bostik/Unoteatro, Il Melarancio, Grilli Spettacoli Torino, Nonsoloteatro/Unoteatro, Onda Teatro, Stilema/Unoteatro) e da I.T.E.R. – Centro di Cultura per l’Arte e la Creatività e Centro Studi Teatro Ragazzi “G.R. Morteo”, grazie al sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Piemonte e della Città di Torino, in collaborazione con Alliance Française di Torino, FLICalla10 e Centrale del Latte di Torino.


Nel complesso una buon festival quello di Torino senza eccessive meraviglie ma che ha confermato i valori in campo con le eccellenze del Teatro Distinto e di Guido Castiglia.(
Leggere la recensione approfondita  dello spettacolo B come Babau di Mario Bianchi su http://www.klpteatro.it/b-coma-babau-nonsoloteatro-nelle-paure-dei-bambini) Tra le belle novità  l'intenso racconto del viaggio ad Auschwitz di Gimmi Basilotta ed il progetto “Parole e sassi”.
Abbiamo infatti potuto ascoltare così la versione di Antigone proposta da Patrizia Camatel per “Parole e sassi “ premiato recentemente con l'Eolo Awards 2013 al miglior Progetto Creativo, iniziativa interessantissima, composita autoprodotta  dal Collettivo Progetto Antigone  “dove 19 attrici, una per regione,  vanno nelle scuole italiane a perpetuare semplicemente con dei sassi  e delle parole la esemplificatrice storia di Antigone  per testimoniare con il teatro che dovunque vi siano discriminazioni razziali, conflitti, intolleranze religiose, dovunque una minoranza levi la sua voce a reclamare giustizia, Antigone torna ad assumere il ruolo dell’eroina che sfida i regimi totalitari in nome di una pietas universale che si estende dai fratelli di sangue a tutti gli uomini sentiti come reali fratelli, superando così ogni ethos tribale-nazionale. In questo modo il teatro riconquista a partire dalla scuola pienamente  la sua funzione sociale che è allo stesso tempo etica ed estetica.”
Tra gli altri esiti felici il nuovo spettacolo di Coltelleria Einstein e di Onda Teatro mentre non del tutto risolta ci è sembrata la versione di Pippi Calzelunghe del Teatro Di Aosta e un po' troppo semplicisticamente retrò “L'ora felice” di Arno Klein. Fa ben sperare invece lo studio presentato dal Dottor Bostik “Sarebbe bello se....” in cui attraverso il teatro di figura il mondo distrutto dall'insipienza dell'uomo viene ricostruito davanti agli occhi stupefatti di un bambino.


JACK FRUSCIANTE E'USCITO DAL GRUPPO
ASSEMBLEA TEATRO (Torino)

Di Enrico Brizzi
Adattamento teatrale Renzo Sicco
Regia Marco Pejrolo
Con Andrea Castellini, Chiara Pautasso, Chiara Tessiore
Musiche eseguite dal vivo dai Funky Village: Stefano Conrotto, Michele Forlani, Stefano Filippone
Supervisione ai movimenti di scena Antonella Dell’Ara


Tratto dal bestseller cult di Enrico Brizzi che a 19 anni fu il più giovane finalista del Premio letterario Campiello, lo spettacolo si immerge nell'adolescenza di tre ragazzi degli anni settanta. Protagonisti Alex e Adelaide con la loro storia d’amore e Martino che con la sua disperazione uscirà drammaticamente fuori dal gruppo. Tutti e tre, attorniati da diciottenni alle prese con i loro primi turbamenti d'amore e con tutte le altre difficoltà che attanagliavano e attanagliano  i ragazzi di quell'età. Il tutto condito con la musica e le canzoni dal vivo  dei Sex Pistols, Cure, Clash, Green Day, Madness, Kasabian, Lucio Battisti, Vasco Rossi, King Mob, Television, Violent Femmes, Ramones, Marlene Kuntz, Red Hot Chili Peppers, Dire Straits.
In scena 6 giovanissimi attori musicisti per affrontare i temi dell'adolescenza con quel conflitto  mai sopito con gli adulti e con il mondo  rappresentato qui spesso con un linguaggio forte, nel complesso fuori dagli stereotipi sempre in agguato. E poi c'è latente quel continuo bisogno di fuggire via lontano dai problemi verso terre lontane che contraddistingueva quel periodo, ma lo spettacolo ovviamente parla di allora per parlare dell'oggi. Ora non ci sono più nuove terre da scoprire, c' è un futuro incerto cui dare risposte che per ora non ci sono. Lo spettacolo, a nostro avviso troppo lungo, andrebbe snellito di alcune ripetizioni che lo appesantiscono alquanto, ma ci è sembrato nel complesso ben costruito, con i giovani interpreti a loro agio nel confrontarsi tra teatro e musica con i loro coetanei per  andare a frugare in un tempo così rappresentativo di una generazione spesso tradita nelle sue speranze di cambiamento del mondo,  per restituircene anche solo i sapori con ben presente l'idea di interrogarsi del presente e soprattutto del loro incerto futuro.


IL RE PESCATORE
FONDAZIONE TRG onlus (Torino)

Di Pasquale Buonarota e Alessandro Pisci
Con Elena Campanella, Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci
Scenografia Lucio Diana
Assistente alla regia Claudia Martore
Creazione luci Bruno Pochettino
Costumi Federica GenoveseIl re pescatore

Dobbiamo subito dire che l' entusiasmo che di solito contraddistingue il nostro approccio agli spettacoli di Pasquale Buonarota e Alessandro Pisci  questa volta davanti al loro ultimo lavoro si è un poco  affievolito. Giusto, lo diciamo subito, qualche volta abbassare la guardia e divertirsi, lasciando stare per almeno per poco la filosofia ma qui ci pare che il divertimento  elargito in quantità per i bambini  non si coniughi perfettamente con la storia che viene narrata .
La favola messa in scena è quella  di un Re leggendario che, per governare il suo bellissimo regno, scorda di aver promesso alla sua bambina un’intera giornata da giocare con lei. E per questo che lo spirito del mare da lei invocatola l'ha trasformata in un pesce incantato, costringendo il povero padre a dimenticare tutto per andare a pescare quel pesciolino che lo chiama ogni giorno. E' proprio in uno di questi momenti che il re si trova a fronteggiare un complessato imprenditore che ha deciso di distrarsi dal lavoro almeno una giornata. Ecco dunque che  il naturale ed il fantastico si incontrano in un progetto di per sè interessante ma che a nostro avviso  non  vede ben amalgamarsi i due piani in questione, sia perché il principe è assai poco misterioso sia perché i continui giochi  verbali ma non solo che avvengono tra i due, alla fine allontanano le vere suggestioni che la storia invece potrebbe proporre, ed anche le scenografie e gli oggetti di Lucio Diana faticano ad entrare in uno spettacolo che invece avrebbe molti più numeri da giocare .

IL PRINCIPE FELICE E LA RONDINE D'INVERNO
COLTELLERIA EINSTEIN (Alessandria)

Liberamente ispirato al racconto di Oscar Wilde
Di e con Giorgio Boccassi e Donata Boggio Sola

Giorgio Bocassi e Donata Boggio Sola  nel raccontare la celebre storia di Oscar Wlde raggiungono uno dei loro risultati  più convincenti, riconfermando con grazia e leggerezza  la natura del loro  teatro, composto spesso felicemente da un riuscito impasto di comicità e poesia. In scena vivono un simpaticissimo corvo ed una timida rondine che spesso bisbocciano presso la statua che la cittadinanza ha intitolato ad un  Principe tanto famoso quanto infelice. Nella vita  infatti egli è stato autoritario ed egoista, ma ora vuole riparare, e chiede ai suoi due amici, che nei giorni caldi si appollaiano per riposare sulla sua testa, di regalare le parti più preziose che lo compongono ai poveri della città. La rondine, in ritardo sulla migrazione, vorrebbe partire verso i paesi caldi; prima restia, viene convinta piano piano  a compiere le azioni generose che il Principe le suggerisce aiutata in tutto ciò dal corvo diventato suo complice.
La  vicenda viene narrata con molta semplicità attraverso pochissimi elementi scenici dai due attori che utilizzano il loro corpo per aderire anche fisicamente ai due pennuti così diversi tra loro mentre  un 'ironia intelligente e creativa stempera alquanto il tono melanconico ed eccessivamente didascalico del racconto che nel contempo viene restituito però ai ragazzi con arguzia, lasciandone intatti i significati .


VIAGGIOADAAUSCHWITZ A R 
COMPAGNIA IL MELARANCIO (Cuneo )


Scritto ed interpretato da Gimmi Basilotta
Regia Luciano Nattino
Scenografie Gimmi Basilotta
Musiche Koelet 3

Assai difficile mettere in scena, oggi, per l'ennesima volta, uno spettacolo davvero necessario per spiegare ai ragazzi cosa sia stato realmente l'orrore della Shoah,  senza cadere nella retorica di un progetto da consumare per le scuole nei giorni vicini alla ricorrenza dell'Olocausto, pur nell' incrollabile missione di non far perdere alle nuove generazioni la memoria di cosa fu quell'orrenda pagina della nostra cosi detta civiltà.
Insomma narrare in modo inusuale  la Shoah  ai ragazzi deve essere sempre di più un impegno morale che esula dalle ragioni del mercato per entrare direttamente nelle ragioni del cuore. Ecco perché “Viaggioadaauschwitz a r” ci è sembrato uno spettacolo assolutamente da considerare importante, proprio perché ha toccato queste corde che collegano oltretutto indissolubilmente il passato con il presente.
Gimmi Basilotta infatti nel suo spettacolo parla di un  suo viaggio molto particolare, compiuto insieme ad altri “pellegrini”, dal Piemonte fino in Polonia, ripercorrendo a piedi il medesimo  doloroso viaggio di deportazione che nel 1944 portò  ventisei ebrei cuneesi da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz.
Un cammino di piede e di anima che fonde in modo  limpido e commovente la dimensione fisica e quella spirituale quello di Basilotta che  ha percorso 1985 chilometri, da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz, attraverso l’Italia, l’Austria, la Repubblica Ceca e la Polonia, per una durata di settantasei giorni, dal 15 febbraio al 1° maggio 2011. E si badi bene Basilotta non fa il raccontatore di professione, ma è proprio per questo che lo spettacolo si fa amare ancora di più, appunto per la sua narrazione filtrata solo da una passione che rende ogni cosa detta , palpabilissima. Diretto dal maestro amatissimo Luciano Nattino,  l'attore infatti traduce in parole semplici il suo cammino, aiutato solo  da poverissimi elementi di scena, pezzi di legno, fresche frasche, una betulla del tutto simile a quella che ha piantato là in quell'inferno  alla fine del viaggio. In questo modo passato e presente  si fondono in una specie di preghiera laica, una via crucis liberatoria e commovente che appassiona e prende per più di un'ora l'attenzione degli spettatori a cui vengono donate parole di speranza per cercare tutti insieme di  affrontare un futuro migliore.


TWIRIBO' L'ENERGIA E L'INTEGRITA' DELLA TERRA
MILO E OLIVIA/FONDAZIONE TRG onlus (Torino)

Di Milo Scotton e Olivia Ferraris
Con Olivia Ferraris e Luis Paredes Sapper (nel ruolo di Milo Scotton)
Regia Giorgio Donati, Milo e Olivia
Scenografia Martino Canavese, Massimiliano Colangelo, Chandy De Falco
Musiche Carlo Cialdo Capelli
Costumi Colomba Ferraris
Luci e fonica Emanuele Vallinotti/Andrea Damiano

 
Dio solo sa come sia difficile proporre oggi uno spettacolo dove i numeri circensi possano equilibrarsi degnamente in una drammaturgia consona ed efficace. Milo ed Olivia, che già altre volte avevano raggiunto risultati eccellenti in questo campo, ci riprovano con l'aiuto di Giorgio Donati, mettendo in scena nientemeno che gli esperimenti di Nikola Tesla, il famoso ingegnere elettrico, inventore e fisico serbo, che tra 800 e 900  compì studi ed esperimenti straordinari nel campo dell'elettromagnetismo .
La scena  è ambientata in un laboratorio dove uno scienziato ed il suo garzone, con esperimenti magnetici, danno vita a piccole e potenti energie  spesso incontrollabili, nell' intento nobile di creare una forza positiva che possa recuperare il deterioramento del nostro ecosistema cosi impoverito dagli stessi che lo abitano  E una vera e propria corsa contro il tempo, contraddistinta da frequenti quanto bizzarri esperimenti, dove vengono immessi tutte le capacità circensi dei due attori, Olivia Ferraris e Luis Paredes Sapper, che ha dovuto sostituire all'ultimo momento Milo Scotton.
L' improvvisa sostituzione dell' abituale compagno di lavoro di Olivia  ha posto  diversi problemi soprattutto di ritmo allo spettacolo che risulta ancora poco calibrato e ripetitivo ma  tutto l'impianto  creativo profuso ci permette di comprendere che, una volta consolidate tutte le evidenti debolezze,  lo spettacolo possa avere una sua vita creativa autonoma convincente.



PER QUESTO
LA BONAVENTURA (Torino)

Tratto dal libro Per questo mi chiamo Giovanni di L. Garlando
Di Lucio Diana, Eleonora Mino, Davide Viano
Con Eleonora Mino
Scena e luci Lucio Diana
Collaborazione alla messa in scena Roberta Triggiani
Responsabile Tecnico Eleonora Diana


 
Eleonora Mino (aiutata nella scrittura da Davide Viano e Lucio Diana  che ne cura anche la scenografia ), traendo spunto dal libro “Per questo mi chiamo Giovanni “di L. Garlando,  mette in scena l'epopea (è il caso di dirlo) di Giovanni Falcone costruendosi addosso l' io narrante di Giovanna una bambina di Palermo che, dopo un episodio di bullismo capitato ad un compagno di scuola, compie un viaggio di vera e propria iniziazione alla consapevolezza di sè con suo padre che l' accompagna nei luoghi che hanno visto l'irriducibile lotta contro la mafia di Giovanni Falcone. 
Ciò anche  per svelarle il mistero delle zampe bruciacchiate di Bum, orsetto - peluche , testimone muto dello spettacolo, a cui Giovanna si affida per narrare la storia.
In questo modo le vicende di Giovanni Falcone e del pool anti-mafia, s'intrecciano  con quella della ragazza, incuneandole nella mente che la mafia è un mostro a tante teste che può essere combattuto  soprattutto
con il costante buon esempio che ciascuno di noi deve dare nella quotidianità senza mai scadere a compromessi.
Eleonora Mino ci sembra un' interprete convincente nel porre ai ragazzi le problematiche morali che lo spettacolo suggerisce. A nostro modo di vedere ci sembra però che lo spettacolo potrebbe acquisire una maggiore intensità, abbandonando l' eccessiva aderenza al libro che rende il tutto un po' troppo spiegato affidandosi dunque meno alle parole e più a meccanismi più propriamente teatrali che del resto sono disseminati nello spettacolo.




ANTARTICA
ONDA TEATRO (Torino)

Di Silvia Elena Montagnini e Bobo Nigrone
Con Silvia Elena Montagnini
Regia Bobo Nigrone
Immagini tratte da Shackleton Expedition
di Frank Hurley (1919)
Si ringrazia Cineteca Storica e Videoteca
del Museo Nazionale della Montagna - CAI - Torino



Tutto considerato, al mondo ci sono solo due tipi di uomini: quelli che stanno a casa e quelli che non ci stanno (Rudyard Kipling) Questo è il motto che è stato scelto da Onda teatro per presentare la propria narrazione spettacolo dedicata alla famosa impresa dell'  Endurance e al suo intrepido comandante Ernest Shaketon
Il racconto infatti segue passo passo la spedizione che poco prima dell'inizio della grande guerra il Regno Unito sponsorizzò per raggiungere l'Antartide e attraversarlo con le slitte trainate dai cani. La nave era appunto “Endurance”, Resistenza,  nome a suo modo profetico, ed è capitanata da Ernest Shackleton, esploratore di grande esperienza e soprattutto volontà che dopo indicibili sofferenze e avventure costellate da imprevisti, riuscì a riportare a casa vivi tutti i suoi uomini
Nel solco del proprio interesse verso gli spettacoli che vedono la montagna protagonista, la compagnia torinese diretta da Bobo Nigrone, imbastisce uno spettacolo dove Silvia Elena Montagnini,  aiutata solo da un grande telo ovviamente bianchissimo, supera nel complesso la prova di restituire agli spettatori con le sole parole tutte le cangianti emozioni che le avventure dell'Endurance  suggeriscono. A nostro modo l' escamotage di di uscire dal racconto per far parlare i marinai in modo esageratamente colloquiale, abbassa talvolta il tono dello spettacolo, pur riconoscendo che ciò rende più vicino il tono del racconto, alleggerendo il filo continuo della  narrazione. Comunque lo spettacolo riesce bene a tener desta l'attenzione degli spettatori intorno ad una spedizione che è diventata l' emblema dell' ardimento dell'uomo nel superare i propri limiti.
MARIO BIANCHI 


 IL GIOCO DEL LUPO – TEATRO DISTINTO (Alessandria)

con Daniel Gol e Alessandro Nosotti

scritto e diretto da 
Daniel Gol, Laura Marchegiani e Alessandro Nosotti

Ha vinto lo stile. Lo spettacolo vincitore del festival Giocateatro 2013 è elegante, ironico, pulito, teneramente irridente. Il duo Nosotti-Gol che si è fatto conoscere negli ultimi anni per l’originalità  dei propri spettacoli  sul tema della diversità da “Kish Kush” a “La pecora nera “ o per la poesia di “Cenerentola non abita più qui “, con questo lavoro dichiara di affrontare il tema dell’aggressività.
“Il gioco del lupo” è effettivamente un gioco, e come tale si presenta fin dalle prime scene: un maggiordono apparentemente inappuntabile si muove – con precisione – intorno ad un tavolo signorile, dominato da un lampadario dall’aria antica, come nella sala da pranzo di un castello, ma, a sorpresa, compaiono giocattoli infantili in netto contrasto con l’atmosfera di gala. Con l’entrata del principe ( lupo?) , si completa la geometria dei personaggi e si chiarisce la dinamica antagonistica tra i due, che ingaggiano una piccola guerra a suon di giocosi spaventi, usando con distacco adulto oggetti diversi per fattura e origine: vediamo Bugs Bunny, porcellini e nani disneyani di plastica, autoambulanze con sirena ma all’animale simbolo della paura infantile è data dignità diversa e più alta.Gli attori mantengono la loro cifra, niente testo, un codice teatrale personale, luci e scene essenziali e curate, un sense of humour maturo e che diverte adulti e bambini, presenti in sala e molto partecipi.L’osservazione che ci sentiamo di fare è sul finale: la rincorsa reciproca dei due intorno al tavolo, divertita rappresentazione dell’eguaglianza tra bambini che giocano, che rincorrono e sono al tempo stesso rincorsi, arriva un po’ repentinamente e per questo risulta slegata dal resto. Una conclusione affrettata, alla quale sarebbe invece meglio arrivare con una maggior gradualità. Questo permetterebbe anche allo spettatore una lettura più mirata sul tema dell’aggressività, argomento dello spettacolo giustamente trattato con colorata levità.

AVREI PREFERITO ESSERE JACQUES COUSTEAU - COMPAGNIA ANDREA RONCAGLIONE (Torino)

Progetto, testi, voce narrante
Andrea Roncaglione

Regia e coreografie Cristian Cerruto Delmastro, Fabio Pagano, Andrea Roncaglione, Ambra Senatore, Alberto Vitale Brovarone

Suoni e rumoristica Alberto Vitale Brovarone, Fabio Pagano

Con Cristian Cerruto Delmastro, Fabio Pagano, Andrea Roncaglione, Alberto Vitale Brovarone

Dagli al documentario! “Avrei preferito essere Jacques Cousteau” è un collage di parodie dei più abusati topoi del genere documentario televisivo, dagli animali esotici ai popoli estinti, dai fenomeni cosiddetti paranormali alle creature del mistero. Il conduttore è anche il tecnico suoni e luci, a lato della scena, che legge/recita gli ironici testi dei documentari, come una voce fuori campo. Gli altri attori sono rumoristi e danzatori che interpretano scenette di savana o di ambiente maya del quale popolo  “si può raccontare quello che si vuole tanto sono tutti estinti”. Vediamo un buffissimo servizio subacqueo su orche e sub, con l’effetto speciale di un 3D molto casalingo…, un esilarante Uomo falena apparso a Salem (Massachussets) “o Missouri o Arizona tanto è uguale”…
I moduli sono volutamente slegati e indipendenti, alcuni più riusciti, e funzionano se presentati come intermezzi autonomi, ma se devono giungere a comporre uno spettacolo (e non siamo certi che questo sia il loro destino più consono) è necessario che venga introdotto un filo conduttore più forte e che si costruisca una drammaturgia, manca una struttura di senso che vada al di là del catalogo di sketches, seppur molto spiritosi.


APRITI SESAMO - REFRAME - 'O ZOO NÔ (Torino)


Coreografia e danza Paola Chiama

Video animazione Simona Balma Mion

Effetti video interattivi Massimo Giovara

Musiche originali Marco Amistadi 


Gli spettacoli per la fascia d’età dei piccolissimi, scuola materna per intenderci, nella speranza che almeno l’asilo non venga rinominato Scuola men che primaria di mezzo grado…, sono sempre una sfida su più fronti. Primo mantenere l’attenzione di frugoli di 2-3 anni per più di dieci minuti, secondo costruire effettivamente uno spettacolo e non un’animazione, terzo convincere che abbia ancora senso fare teatro per creature così piccole. “Apriti Sesamo “raggiunge un obiettivo e mezzo su tre, secondo noi. Non male.
Il tutto è basato sull’interazione tecnologica tra tre elementi: una proiezione di immagini colorate in movimento sulla parete di fondo, la musica, la danzatrice. Paola Chiama ha una tutina bianca (ad usum proietionae, se così possiamo dire) che la fa però assomigliare un po’ agli agenti del RIS, si muove tra i video, è essa stessa schermo e gioca con gli oggetti e con gli animaletti che compaiono sul muro/lavagna. Si compongono varie situazioni, una bambina che sceglie i vestiti, una pioggia improvvisa, una mosca da inseguire, ecc.
Il tutto è molto grazioso, esteticamente gradevole, e i bambini mostrano di rimanerne incuriositi almeno fino a mezz’ora circa, poi si perdono un po’ ,perché il gioco non cambia e si dimentica della loro presenza fisica.
Pensiamo che si possa compattare la durata, collegando le situazioni in una minuscola storia, semplice semplice, per carità, ma storia. L’unico coinvolgimento nel girotondo finale appare posticcio, con un occhio più attento al fatto che i bambini sono lì davanti, non distanti sul divano di casa, Apriti Sesamo (perché?) può acquistare quel po’ di spessore necessario ad essere spettacolo.
ELENA MAESTRI


ERA,SONETTO PER UN CLOWN 

Giocateatro quest’anno con lo spettacolo ‘ERA, Sonetto per un Clown’ della compagnia belga MagdaClan fa un   salto nella bella rassegna di Circo Contemporaneo ‘Circo alla 10’ organizzata per il decennale della Scuola di Circo Flic  Nel 2012 La FLIC  ha coprodotto, insieme ad altre importanti realtà europee del settore, lo spettacolo di questa compagnia, interamente composta da suoi ex-allievi e dal suo direttore artistico Roberto Magro, assistito per l'occasione da Petr Forman e Joris De Bolle e presentato come evento speciale all’interno di un tendone montanto in Piazza d’Armi a Torino.

E’ sempre un’emozione particolare entrare in uno chapiteau per uno spettacolo di Circo, soprattutto quando lo spettatore è ripagato con grande intensità e generosità dagli attori come in questo caso.
‘Era’ ha il potere per niente scontato di fare entrare lo spettatore in una dimensione immaginaria dove esattamente come in ‘Alice nel paese delle meraviglie’ (vedi scheda di presentazione dello spettacolo)  viene accompagnato in un mondo surreale e proprio come Alice  si perde nei vari quadri delle scene che si vengono a creare. Ci si trova infatti davanti ad un susseguirsi di scene senza sosta dove quello che resta alla fine forte e tangibile è un grande lavoro di gruppo in cui  l’ascolto dei corpi crea un grande energia e in una dimensione dove  il tempo si ferma e ci si accorge di avere passato più di un’ora in altri mondi.
A tutto questo aggiungiamo la grande tecnica circense dei protagonisti con l’utilizzo di corda aerea, scala, sfera, verticali, mano a mano, portés acrobatici, monociclo, manipolazione d’oggetti e acrobatiche; non è mai dimostrazione di bravura fine a se stessa ma elemento di creazione collettiva in una dimensione costante di ascolto con lo spazio e gli oggetti.
Regia e scrittura scenica hanno la qualità di essere molto al servizio degli artisti, in alcuni casi anche troppo, avremmo avuto il desiderio di avere dei segni più forti, soprattutto quando lo spettacolo accenna ad una dimensione più surreale e i riferimenti alla vita e alla quotidianità (denaro, computer, etc..). E’ in questo ambito che la messa in scena non sempre è chiara e leggibile, come se ci fosse l’esigenza di avere maggiori fili di connessione in una creazione drammaturgica un po’ frammentaria.
Molto efficace e semplice il lavoro sulle luci con l’utilizzo di lampadari che vengono abbassati a vista creando spazi differenti si in orizzontale sia in verticale.
In tutto questo meritano  i complimenti gli artisti della Flic di Torino che hanno organizzato una rassegna di spettacoli di Circo Contemporaneo Internazionale che nel nostro paese fanno fatica a nascere ma che, quando ci sono, raccolgono un grande consenso di pubblico per un’arte che purtroppo ancora fatica ad entrare nelle programmazioni ufficiali.
FABIO RIDOLFI



PREMIO GIOCATEATRO 2013


 

La Giuria di Giocateatro Torino 2013, composta da:

Donatella Peruzza – Assessorato Cultura della Regione Piemonte
Antonella Baldi – Divisione Cultura e Educazione della Città di Torino
Patrizia Mariotti – Centro Studi Teatro Ragazzi “Gian Renzo Morteo” della Città di Torino
Patrizia Marchisio – Sistema Teatro Torino
Alice Zullo – Fondazione Paideia Onlus
Franca Cassine – La Stampa

Ha assegnato i seguenti riconoscimenti:

Menzione speciale allo spettacolo ANTARTICA – LO STRAORDINARIO VIAGGIO DI SHACKLETON della compagnia ONDA TEATRO per il lavoro drammaturgico dalla straordinaria capacità evocativa e per il forte impatto emotivo.

Menzione speciale a B COMEBABAU della compagnia NONSOLOTEATRO per lo spettacolo frutto di un percorso di ricerca e attenzione costante e sensibile all’animo infantile.

Premio per il miglior spettacolo a IL GIOCO DEL LUPO della compagnia TEATRODISTINTO.

Uno spettacolo poetico e divertente caratterizzato da originalità e coerenza drammaturgica. I pupazzi/oggetti partecipano al gioco teatrale con un sottile senso del comico, sottolineato dall’espressività e precisa gestualità degli interpreti. Il Teatrodistinto riesce, attraverso un linguaggio semplice e pulito, a veicolare una pluralità di messaggi.


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